CATANIA – L’odissea riguardante la proprietà l’ex convento dei Padri Crociferi si arricchisce di un nuovo capitolo. Salvatore Marra, dirigente del Comune di Catania, avrebbe reso “il falso” in sede di interrogatorio. Le sue dichiarazioni riguardano la diatriba sullo storico palazzo al civico 55 di via Crociferi che vede contesi il Comune e gli eredi di Antonino Girgenti, famiglia che da due secoli abita in uno degli appartamenti dello stabile che, secondo un decreto assessoriale del 2009, dovrebbe essere riconvertito in un polo museale.
A carico del dirigente comunale la Procura di Catania, che ha chiuso le indagini per una presunta falsa testimonianza, ha presentato istanza di rinvio a giudizio. Come parte offesa di questo procedimento il pm titolare del fascicolo ha indicato la famiglia Girgenti, assistita legalemente dall’avvocato Pietro Ivan Maravigna che ha diffuso un comunicato stampa. L’ipotesi dell’accusa, si legge nel dispositivo è che “il dirigente comunale affermava il falso dichiarando di avere consegnato gli immobili oggetto di causa all’impresa aggiudicataria dei lavori nel 2011 (mentre ciò è pacifico che fosse avvenuto nel 2012) nonché che detta consegna riguardava tutti i locali di cui alle planimetrie fornite al Comune di Catania, compreso un garage che gli risultava essere edificato negli anni ’60 ed all’interno del quale vi sarebbero stati materiale ed autovetture appartenenti alla Cisl, così fornendo elementi volti a negare i diritti vantati da Girgenti Andrea sull’immobile oggetto di ricorso di reintegra nel possesso del suddetto locale”. L’udienza preliminare davanti al Gup per decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio è stata fissata per il prossimo 6 ottobre. “In quella data – ha affermato l’avvocato Maravigna – presenteremo istanza per costituirci parte civile”.
La replica. “Io erroneamente – ammette a LiveSiciliaCatania Salvatore Marra, dirigente del Comune di Catania – ho dichiarato che i lavori erano iniziati nel 2011 invece che nel 2012, ma agli atti del procedimento l’avvocatura comunale aveva esibito il verbale di consegna dove era ben visibile la data. Non è stata la volontà di nascondere qualche cosa, ma semplicemente è stata una mia leggerezza. Nel momento in cui l’ho dichiarato ne ero convinto, ma invece mi sono sbagliato.” Nessuna mala fede o dolo nel suo comportamento, Marra infatti si dichiara “sereno” davanti a questa accusa di una presunta falsa testimonianza. “Ammetto il mio errore – aggiunge – ma una cosa è commettere un’imprecisione di questo tipo quando è palese dagli atti del procedimento che quello che io stavo dichiarando era immediatamente confutabile, è un’altra è tenere un comportamento doloso. Io per quanto mi riguarda sono sereno e continuo a fare il mio lavoro. Non ho alcuna difficoltà ad ammettere di essermi sbagliato ma da questo a dedurre che il mio comportamento è doloso e mirato a danneggiare un privato cittadino che occupa, e qui mi assumo le responsabilità di quello che dico, a mio avviso abusivamente un immobile di proprietà comunale. Ognuno faccia – chiosa il dirigente – le valutazioni che ritiene più opportune”.
Il palazzo conteso. Bisogna andare indietro nel tempo di quasi due secoli per capire come questa “contesa” per l’ex convento dei Crociferi sia finita nelle aule dei tribunali. La famiglia Girgenti dal 1866 si tramanda di generazione in generazione il ruolo di custode dell’immobile: ma quei locali sono destinati ad un progetto per la collettività finanziato con fondi della Comunità Europea per la creazione di un museo. Il Comune rivendica la proprietà dei locali, ma per gli eredi di Girgenti sarebbero loro i titolari della proprietà per diritto di usucapione. Nel maggio 2012 proprio la famiglia presentò un atto di diffida nei confronti del Comune. Dieci giorni e l’amministrazione – tramite la ditta appaltatrice per la ristrutturazione dell’immobile da Palazzo degli Elefanti – mise un lucchetto in una delle porte. Una decisione che portò nel 2013 prima ad una condanna per “spoglio violento e clandestino” del Comune di Catania, emessa dalla terza sezione civile del Tribunale etneo presieduta dal giudice Dora Bonifacio. L’avvocatura del Comune presentò reclamo avverso all’ordinanza che i giudici, Mirabella, Di Pietro e Arena accolsero. “L’azione – era scritto nella sentenza – proposta da Girgenti Andrea e Russo Giovanna è inammissibile. Il possesso di cui gli odierni reclamanti lamentano lo spoglio ha, infatti, per oggetto beni culturali d’interesse storico-artistico facenti parti del demanio comunale”. Sul palazzo, come detto, comunque è pendente un giudizio di usucapione per confermare o meno se la proprietà resta al Comune di Catania o spetta alla famiglia Girgenti.

