PALERMO – Il 9 gennaio 2026 alle ore 09.30, in occasione dello sciopero nazionale per tutte le attività di customer-care riconducibili al “mondo Enel”, proclamato da Slc Cgil – Fistel Cisl – Uilcom Uil, si terrà un sit-in di protesta anche a Palermo davanti alla sede centrale Enel, in via Marchese di Villabianca 121.
Il territorio palermitano è direttamente interessato dalla vertenza con centinaia di addetti dell’azienda System House che da anni contribuiscono con il loro lavoro a garantire qualità e competenza al servizio clienti del “mondo Enel”.
Palermo, i sindacati annunciano il sit-in
“Le ultime gare di appalto – ricostruiscono le sigle sindacali – bandite da Enel per le attività di back-office e quality, pur contemplando la clausola sociale, prevedevano una riduzione delle attività tra il 35% e il 40%, determinata dall’introduzione di meccanismi di automazione e di intelligenza artificiale. Sembrerebbe, inoltre, che gli stessi capitolati di appalto prevedessero un meccanismo “premiale” per le aziende che in fase di gara si fossero impegnate a riconvertire su altre attività, al di fuori di Enel, gli addetti in eccedenza”.
“Peccato però – aggiungono – che le aziende aggiudicatarie provino ad eludere il principio di territorialità, proponendo la ricollocazione dei lavoratori a centinaia di chilometri di distanza dalle sedi di lavoro attuali, svuotando la clausola sociale del suo significato. Enel, che fino ad ora è stata un esempio virtuoso per la corretta applicazione della clausola sociale nei cambi di appalto, oggi rischia con il proprio comportamento di affossare una norma di civiltà che ha salvaguardato migliaia di posti di lavoro in tutta Italia”.
Le perplessità dei sindacati
Tale deroga costituirebbe un precedente troppo pericoloso per tutto il comparto dei customer care in outsourcing, mettendo a rischio la tutela occupazionale di migliaia di lavoratori in Italia. Non è accettabile che Enel, azienda con utili milionari e il cui maggior azionista è rappresentato dallo Stato, possa pensare di scaricare i costi dell’automazione sui lavoratori.
I processi di digitalizzazione, che vanno governati con politiche industriali lungimiranti e processi di riqualificazione massivi e mirati, non possono diventare un alibi per ridurre il lavoro e i diritti.

