PALERMO – Due denunce, due processi e altrettanti assoluzioni, la pesante ombra della ritorsione da parte dell’ex moglie. Il giudice per l’udienza preliminare Ermelinda Marfia ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di un imputato cinquantenne perché il fatto non sussiste. Era accusato di atti persecutori.
Non è la prima volta. Era già stato denunciato nel 2023 dalla donna con cui ha condivisi una parte di vita. Un anno prima l’uomo aveva ritirato la querela nei confronti della ex moglie per stalking. Spiegò di averlo fatto per amore delle due figlie minorenni, con le quali tentava di ricucire il rapporto. Il consulente del pubblico ministero fece emergere che il racconto delle figlie era viziato da “presumibili note di indottrinamento da parte della madre”.
Le minori rifiutavano di vedere il padre da quando aveva iniziato una nuova relazione con l’attuale compagna. Il padre è sempre stato diligente nel versamento dell’assegno di mantenimento, paga integralmente le spese straordinarie, ha lasciato la disponibilità della casa coniugale, concorda gli appuntamenti per incontrare le figlie.
Eppure nel maggio scorso viene di nuovo denunciato dall’ex moglie. Il primo a dubitare del racconto della presunta vittima è il Gip che ordina al pm l’imputazione coatta per vagliare l’elemento psicologico dell’imputato. L’uomo rende dichiarazioni e convince il giudice.
La vicenda, però non è chiusa. Il padre, difeso dall’avvocato Patrizia Satariano, sta tentando per le vie legali di recuperare il rapporto con le figlie, ha avviato la pratica di divorzio e sporto querela nei confronti della ex moglie: avrebbe tentato di speronarlo con la propria automobile mentre lui era in moto.

