Palermo, l'amore di una madre per una figlia: "Avrei voluto guardarti"

Palermo, l’amore di una madre per una figlia: “Avrei voluto guardarti”

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Una testimonianza toccante
LA LETTERA
di
10 min di lettura

Sulle ali di una Farfalla. Pubblichiamo, come ogni anno, il contributo della cara Ester.

Carlotta, sto salendo su un aereo vado a Roma da Tuo fratello; insieme andremo di nuovo da Carlo Acutis ad Assisi. Io amo e prego Santo Carlo Acutis, Lui è nei miei pensieri perché’ è il Santo che rappresenta tutti i giovani, quelli che io guardo con indulgenza, con tenerezza, con protezione. Nel giorno in cui Tu Figlia mia ascendi alla Madre, sarò lì nel posto più giusto. I Tuoi sedici anni Carlotta sono eterni.

“Tu guardi le stelle

Stella mia, e io vorrei essere il cielo

Per guardare te

Con mille occhi” (Antologia Palatina-Platone)

Guardo i passeggeri compagni di viaggio; è tutto un vociare allegro; partono quasi tutti per le vacanze, e ci sono tanti bambini. Li guardo con la stessa tenera mestizia con la quale, inosservata, vedo gli altri vivere la vita normale; io che non ho mai avuto una vita nella norma, molti dolori per un solo essere.

“Avrei voluto piangere sempre,

continuare a piangere senza fine

Perché’ temevo il momento

in cui il pianto finisce e si rimane

svuotati e inebetiti di fronte

alle stesse cose, del tutto immutate,

che ne hanno provocato lo scoppio” (Alberto Moravia “La Romana”)

Siamo in volo tra le nuvole sospesi, adesso tutti dormicchiano solo qualche vocina di bimbo che resiste al sonno. Carlotta saresti stata una mamma perfetta avrei voluto che Tu conoscessi il sentimento assoluto che si prova per i figli, avrei voluto guardarti mentre li amavi.

“Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto approdare” (Epistola-Seneca)

Penso all’essere umano che in un tempo breve ha conquistato le ali vincendo la gravità e che oggi conosce con sempre maggiore precisione di che sostanza siamo composti noi e tutto ciò che ci circonda e siamo gli unici esseri sulla terra a possedere l’autoconsapevolezza, la facoltà speciale di volgere il pensiero su sé stesso. Penso che è un tempo di risveglio della coscienza per ritrovare l’Idea che siamo esseri divini, non siamo entità di questo mondo e non siamo solo ciò che rappresentiamo sulla scena del mondo.

Gesù ha detto: “Siete nel mondo ma non siete di questo mondo” io penso che la Coscienza non è di questo mondo.

Il Professore Federico Faggin tornerà in Sicilia a novembre per la seconda edizione del convegno “Coscienza e Libero Arbitrio: Eros -Psiche -Techne” insieme a tanti pensatori, scienziati, artisti; hanno risposto tutti si.

Lui il Professore Faggin ha uno sguardo rivolto ai giovani è uno scienziato puro ed ha vissuto l’evento dell’espansione della coscienza; ci uniscono il pensiero, l’azione le esperienze straordinarie. Egli sostiene che la coscienza non possa essere spiegata solo in termini di processi computazionali o materiali, ma che sia una realtà fondamentale dell’universo.

Faggin propone un modello in cui la coscienza è una proprietà intrinseca della realtà, distinta dalla materia, e ritiene che il libero arbitrio sia una conseguenza diretta di essa. Secondo il grande fisico e scienziato italiano di fama mondiale, la scienza attuale, basata sul riduzionismo materialista, non è sufficiente per spiegare l’esperienza soggettiva e la capacità di scelta consapevole. Per questo, auspica un nuovo paradigma scientifico che integri la coscienza come elemento essenziale della natura. “Scienza e spiritualità si uniscono.

“Il vero amore non è né fisico né romantico.
Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è,
è stato, sarà e non sarà.
Le persone più felici non sono necessariamente
coloro che hanno il meglio di tutto,
ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.
La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta,
ma di come danzare nella pioggia.”(Khalil Gibran -Il vero amore)

Ognuno di noi è chiamato a dare forma all’amore che riconosce dentro a prescindere dal ruolo, la vita di tutti i giorni ci distrae ma quando ogni tanto improvvisamente ci assale il trascorrere del tempo, comprendiamo la nostra vera essenza. Carlotta, sono trascorsi 24 anni, ce l’ho fatta sono qui a scrivere per Te, di Te, con Te, e ti prometto che continuerò fino all’ultimo istante della mia vita perché io possa lasciare testimonianza di ciò che ho compreso sia la vita. I potenti si affannano, i servi li seguono, la futilità avvolge la loro vita, eppure penso che la sera qualcosa li assalga, un ‘inquietudine, la percezione di non poter controllare quasi tutto o quasi niente.

Non esiste il caso: “Il caso è la necessita‘” scriveva Jacques Monod

Un amico buono si preoccupa sempre ad ogni anno che scrivo e mi dice: “Ester non devi raccontare della tua anima gli altri conosceranno i tuoi pensieri”. Perfetto, è ciò che voglio, se anche una sola persona sarà raggiunta dalla mia semplice voce e vedrà attraversare la luce nella sua vita e comprenderà per cosa lottare, per cosa costruire, per cosa amare, il mio dolore avrà avuto un senso e correrò il rischio del sarcasmo e dello scetticismo. Coloro che credono che siamo molto più della materia, che siamo coscienza, sono sempre di più e sono destinati a crescere, questo è il tempo della rinascita interiore.

“Quando il mio ultimo giorno verrà

dopo il mio ultimo sguardo sul mondo

Non voglio pietra su questo mio corpo,

perché pesante mi sembrerà

Cercate un albero giovane e forte,

quello sarà il posto mio

Voglio tornare anche dopo la morte

sotto quel cielo che chiaman di Dio

E cosi, assieme, vivremo in eterno

qua sulla terra

L’albero e io” (Francesco Guccini)

Noi vediamo solo il 5% della materia, la parte luminosa, il 95% di tutta la massa calcolata è composto invece da materia diversa.

Wislawa Szymborska è stata una poetessa polacca, ha scritto una bellissima poesia

“Qualche parola sull’anima”

“L’anima la si ha ogni tanto.
Nessuno la ha di continuo
e per sempre.

Giorno dopo giorno,
anno dopo anno
possono passare senza di lei.

A volte
nidifica un po’ più a lungo
solo in estasi e paure dell’infanzia.
A volte solo nello stupore
dell’essere vecchi.

Di rado ci dà una mano
in occupazioni faticose,
come spostare mobili,
portare valige
o percorrere le strade con scarpe strette.

Quando si compilano moduli
e si trita la carne
di regola ha il suo giorno libero.

Su mille nostre conversazioni
partecipa a una,
e anche questo non necessariamente,
poiché preferisce il silenzio.

Quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta di turno alla chetichella.

È schifiltosa:
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari la disgustano.

Gioia e tristezza
non sono per lei due sentimenti diversi.
È presente accanto a noi
solo quando essi sono uniti.

Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente
e curiosi di tutto.

Tra gli oggetti materiali
le piacciono gli orologi a pendolo
e gli specchi, che lavorano con zelo
anche quando nessuno guarda.

Non dice da dove viene
e quando sparirà di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.

Si direbbe che
così come lei a noi,
anche noi
siamo necessari a lei per qualcosa”.

La capacità della poetessa di raccontare con estrema delicatezza i piccoli momenti di quotidianità che spesso dimentichiamo di annoverare fra le cose belle della vita, è commovente ma in particolare la conclusione è un’illuminazione: “Si direbbe che così come lei a noi, anche noi siamo necessari a lei per qualcosa”.

Il Professore Faggin sostiene che UNO, cosi come lui definisce l’assoluto, esiste ed evolve perché ha volontà ‘ di conoscere sé stesso attraverso l’esperienza e noi siamo le sue creature.

“Il mistero dell’esistenza umana non consiste solo nel rimanere vivi, ma nel trovare qualcosa per cui vivere” (Fëdor Dostoevskij).

Abbiamo la scintilla divina… ammettiamolo anche il più agnostico degli esseri umani avrà provato la percezione del divino dentro di sé.

“Poteva accadere.
Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
E ‘accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore”. (Ogni caso -Wislawa Szymborska)

A volte basta una canzone o un profumo o il modo in cui entra la luce in una stanza e spesso mi sono chiesta se sono stata corresponsabile, cosa potevo fare per impedire, ma ciò che è insondabile, imperscrutabile, annidato in questa poesia, è la risposta.

“È inutile indagare le occasioni mancate

Non sai mai se

Ti sei salvato dalla morte

O ti sei perso la vita vera” (Margaret Mazzantini)

Dieci giorni fa siamo stati a Lourdes, luogo di Preghiera e di Fede. Ho visto un miracolo che sopravvive, ho avvertito la sacralità del luogo ed ho percepito la presenza della Madre. Una processione infinita di credenti, ma anche coloro che portano con sé il dubbio, in quel luogo sono toccati dal divino.

“La preghiera è un’arte, un esercizio di bellezza, di liberazione interiore, è impegno rigoroso ma è anche volo lieve e libero dell’anima verso Dio” (Don Antonio Mazzi).

Viviamo nell’era della disillusione totale e la nostra società è dominata da un materialismo feroce e crediamo solo a ciò che possiamo misurare o produrre pensando spesso che siamo solo biologia casuale.

“Sogniamo il volo ma temiamo l’altura. Per volare è necessario avere il coraggio di affrontare il terrore del vuoto. Per questo sostituiamo il volo con le gabbie. Le gabbie sono il posto dove le certezze risiedono” (Fëdor Dostoevskij).

Il maestro Giovanni Allevi, al Giffoni Film Festival, ha richiamato l’archetipo di Carl Gustav Jung del Guaritore Ferito: “Avere una missione e vivere per questa missione acquistare uno sguardo luminoso verso la vita, queste persone vibrano ad una frequenza superiore e si sente la loro presenza”.

Jung riprende l’idea dal mito greco del centauro Chirone saggio e medico, che ferito in modo incurabile non potendo guarire sé stesso, divenne capace di guarire gli altri e lo trasforma in un archetipo, figura ricorrente dell’immaginario culturale che diventa modello universale di pensiero. Spesso chi cura gli altri attinge alla propria esperienza di dolore e diviene parte dell’Inconscio collettivo.

“I sogni sono sempre giovani” (Don Mazzi).

Ho conosciuto Franco Battiato quando eravamo assessori regionali del Governo con Presidente Rosario Crocetta, ed ho avuto la fortuna di valutarne la gentilezza. In Giunta era sempre garbato ed ironico e mi disse seduto a fianco “Ester, è tutto molto interessante ma io devo andare altrove”.

Ad un giornalista Lui ha dichiarato. “La morte non ha nulla di reale è solo nascita a nuova vita, elevazione costante a piani vitali sempre più alti nell’ immensità del tempo. Non esiste quel qualcosa che chiamiamo con tanta sicurezza materia.” Voglio ricordarti cosi, con la pacatezza dei Tuoi toni con il sorriso di chi sta per accommiatarsi perché’ e ‘già’ altrove. Ci hai lasciato la Tua canzone più bella “La Cura” e penso che la Tua anima ci curi ancora.

“Cosi gli portiamo i fiori più belli,

e se solo fossimo sicuri che lo sa,

forse riusciremmo a smettere di piangere “(Emily Dickinson -Lettere).

Che dire? L’universo da noi percepito è solo la nostra percezione

“Arriverà un momento in cui crederai che tutto sia finito. Questo sarà l’inizio” (Epicuro)

Carlo Acutis Scrive: “Gesù ha voluto porre l’umiltà a fondamento dell’ascetica Cristiana. L’ umiltà che è fondamento anche dell’altra virtu’ da lui praticata: la carità. L’umiltà è la virtù che permette di vivere in società, che avvicina che converte”.

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Ed allora corro il rischio che qualcuno che legge, sorrida ironico, che qualcuno pensi che di noi non rimanga traccia del passaggio sulla terra, ed affermo che siamo eterni; questo lo devo a Te Carlotta e lo offro a tutti i figli del cielo affinché le mie lacrime, tante, vengano raccolte in un‘ ampolla perché chi si specchia possa scorgervi la propria felicità ed esorto Voi che leggete: siate felici, sempre.

Esther

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