PALERMO – Il boss stragista Giuseppe Graviano e i suoi familiari devono essere risarciti da Gaetano Grado, killer pentito, che assassinò il padre Michele. La Cassazione ha reso definitiva la sentenza della Corte di assise di appello di Palermo emessa nel 2019.
Il danno sarà stabilito in sede civile. Intanto Grado dovrà versare provvisionali per complessivi 110 mila euro a Giuseppe Graviano, al fratello Benedetto, alla madre Vincenza Quartararo, e a Michele, il figlio di Giuseppe che porta il nome del nonno. Il ricorso, discusso a settembre, è stato deciso due giorni fa.
Il capomafia di Brancaccio, stragista e condannato all’ergastolo anche per l’omicidio di don Pino Puglisi, si era costituito parte civile, opponendosi al proscioglimento per prescrizione dell’inchiesta nei confronti di Grado, killer di tanti omicidi fra cui quello di Michele Graviano, assassinato il 7 gennaio del 1982.
Non tutti i fratelli Graviano hanno condiviso la scelta di Giuseppe. Non si erano opposti all’archiviazione Filippo, ergastolano e stragista pure lui, e la sorella Nunzia. Ad assistere i Graviano è stato l’avvocato Federico Vianelli, il quale ha sostenuto l’imprescrittibilità dell’omicidio anche quando a commetterlo è un pentito che gode della speciale attenuante per i collaboratori di giustizia. Una decisione quella dei supremi giudici che finirà per avere refluenze in tanti altri processi.
“Sei mesi dopo la morte di Stefano Bontade venne ucciso mio fratello – raccontò Grado – a quel punto decisi di andare in Spagna, a Benidorm. Di tanto in tanto scendevo a Palermo, uccidevo i capi delle famiglie mafiose alleate con i corleonesi e tornavo in Spagna”. Era la vendetta che boss perdenti contro coloro che avevano scelto di stare dalla parte del nuovo signore di Palermo, Totò Riina.

