L'assistente di volo amico del boss: "Affascinato da Guttadauro"

L’assistente di volo amico del boss: “Affascinato da Guttadauro”

Secondo i pm, il mafioso avrebbe organizzato una spedizione punitiva per aiutarlo
INTERCETTAZIONI INQUIETANTI
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PALERMO – Affascinato da Giuseppe Guttadauro, dai sui racconti di mafia. Nulla di più, giura Adriano Burgio. Il suo nome fa capolino diverse volte nelle intercettazioni del blitz che ha portato in carcere il boss di Brancaccio e il figlio Mario Carlo.

Non sappiamo se Burgio, assistente di volo in Alitalia e gestore di un Caf a Roma, sia finito nel registro degli indagati, ma ci sono dei passaggi inquietanti che lo riguardano. Giuseppe Guttadauro, su incarico di Burgio, infatti, secondo l’accusa avrebbe organizzato una spedizione punitiva ai danni di un collega ed ex socio in un ristorante in Albania. C’era in ballo una questione di soldi.

“Ho incontrato Guttadauro sette anni fa in piscina all’Eur – racconta Burgio a Livesicilia -. Voleva iscrivere il figlio all’Università in Albania. Abbiamo parlato, ma non mi sembrava sincero. Diceva che era un medico in pensione da dieci anni, ma come faceva ad essere andato in pensione così presto? Gli dissi: ‘Senti, devi essere chiaro con me’, allora mi raccontò che era Giuseppe Guittadauro. ‘Digita su internet – mi disse -. Se ti sta bene rimani, altrimenti vattene’”.

Così Burgio digitò nome e cognome e scoprì il passato criminale del capomafia. Decise di restare. Prima, però, “gli ho chiesto se fosse un uomo libero o ricercato. Mi disse che era libero”.

Il nome di Burgio salta fuori nella storia della ricca ereditiera che si rivolse a Guttadauro per risolvere a suo favore una vertenza da 16 milioni di euro. Bisognava, però, avere le conoscenze giuste in banca e nella politica. Sarebbe stato Burgio a contattare un onorevole per esercitare pressioni sull’istituto di credito. (Leggi: La rete di Guttadauro: il latitante, la nobildonna e il deputato).

L’assistente di volo conferma, ma offre una versione diversa: “Ma quale onorevole, ho un amico che fa l’autista alla Camera dei deputati. Guttadauro voleva che arrivassi a parlare con qualcuno di Unicredit”. Se ci fosse riuscito il boss lo avrebbe ricompensato con “qualche migliaio di euro, ma comunque non si riuscì a fare nulla”.

E poi c’è l’inquietante capitolo del pestaggio. Non fu eseguito, ma l’ex socio e collega di Burgio sarebbe stato vittima di appostamenti e telefonate minatorie. Burgio nega il suo ruolo. Eppure è stato intercettato mentre forniva al boss Guttadauro l’indirizzo del collega e l’orario dei suoi spostamenti. Strano, anomalo? “Parlavamo di tante cose con Guttadauro”, dice Burgio.

Anche di una pistola che avrebbero dovuto comprare pagandola duemila euro. Inquietante? “Non me lo ricordo. Sono impreparato, ma non mi pare che sia successo nulla”. E il fatto che Guttadauro, sono parole del boss, volesse “rompere le corna” al collega di Burgio? Anche di fronte a questo l’assistente di volo non si scompone: “C’era stata una lite nel parcheggio. Forse ne ho parlato con Guttadauro e mi ha detto ‘gli rompo le corna’. Ma io denunciato il mio collega, le pare normale che lo denuncio e poi organizzo una spedizione punitiva?”.

Infine Burgio ribadisce di avere subito il “fascino del male: “Avevo grande curiosità per i suoi racconti. È un uomo colto, conosce la bibbia a memoria. Sono sincero, mi affascinava, ma mai ho avuto sentore di qualcosa di illecito”.


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