PALERMO – Il giovane che ha fatto fuoco all’interno della discoteca Mob resta in carcere, ma al Tribunale del riesame non regge l’accusa più pesante di tentato omicidio.
È stata riqualificata nel molto meno grave reato di “accensioni ed esplosioni pericolose con armi da sparo”. La pena prevista in caso di condanna va da un’ammenda all’arresto per un mese.
Manuel Catalano resta, però, in carcere per l’altro reato, il porto abusivo di arma clandestina e cioè la pistola con cui la notte del 23 dicembre scorso fece fuoco nel locale di Villagrazia di Carini.
Il collegio presieduto da Antonia Pappalardo ha accolto la tesi dell’avvocato Francesca Russo, secondo cui nell’azione del giovane “non c’era alcun intento di uccidere”. Il paradosso, così lo ha descritto il legale, è che Catalano ha disperso con il suo gesto, certamente da condannare, le decine di persone che se ne le stavano dando di santa ragione. C’era il caos in discoteca, come emerge chiaramente dalle immagini della telecamera di sorveglianza, e i buttafuori non riuscivano a riportare l’ordine.
Di avviso opposto la Procura che puntava sul fatto che il diciottenne avesse esploso tre colpi, due in aria, e uno “quasi ad altezza d’uomo, circa 2 metri”.
Al Riesame ha retto in pieno invece l’ipotesi legata al possesso dell’arma. Catalano, è uscito armato dalla sua abitazione dello Zen.
Agli investigatori al contrario ha spiegato di avere trovato la pistola per strada fuori dal locale.
Anche su questo fronte l’avvocato Russo annuncia battaglia. Farà eseguire una perizia, sia balistica che sull’arma, per contrastare la tesi accusatoria.


