Palermo, chi sono i boss di Porta Nuova e quanto guadagnano

Stipendi e malumori: chi sono i boss di Porta Nuova e quanto incassano

L'inchiesta partita da alcune missive

PALERMO – Incrociando le lettere dal carcere con le intercettazioni, vecchie e nuove, viene fuori una mappa del potere mafioso a Porta Nuova. Un’inchiesta della Procura di Palermo è partita dalle missive, in entrata e in uscita, del boss Tommaso Lo Presti. Da alcuni giorni è tornato in carcere con l’accusa di avere preso in mano la guida del mandamento.

La figlia di Lo Presti

Scarcerato per fine pena è rimasto in libertà tredici mesi prima di tornare in carcere. Mentre era detenuto i carabinieri hanno registrato le “ripetute e perentorie richieste” della figlia, Francesca Paola, per avere riconosciuto un aumento del mantenimento economico. Funziona così in Cosa Nostra: chi sta fuori deve farsi carico delle necessità dei detenuti e dei loro familiari.

Il boss avrebbe anche preso carta e penna per scrivere una lettera che la figlia avrebbe consegnato ai vertici del mandamento. Circostanza quest’ultima, incrociata con le intercettazioni di un’altra indagine che vedeva coinvolti Giuseppe Di Giovanni e Giuseppe Incontrera. Il primo è sotto processo a piede libero assieme al boss Giuseppe Auteri dopo essere stato scarcerato per scadenza dei termini di custodia cautelare in carcere. Il secondo è stato ammazzato due anni fa per le strade della Zisa.

“Ringraziando il Signore”

Incontrera, a cui era stata affidata la cassa del mandamento, diceva: “… certo che siamo in regola perché in che cosa abbiamo errato ?… fino ad ora ringraziando il Signore…”. La famiglia Lo Presti, di cui fa parte anche la moglie Teresa Marino (anche lei ha scontato una condanna per mafia), protestava perché riceveva “sette e mezzo” come i parenti di un boss di rango inferiore. Non avevano di che lamentarsi “perché lei” (Teresa Marino ndr) veniva ritenuta “abusiva”. Non faceva parte dell’organizzazione. Ciononostante “rappresenterebbe che 250 glieli stiamo dando a lei”.

Nel novembre scorso Tommaso Lo Presti, soprannominato “il pacchione”, è stato scarcerato. I biglietti aerei per tornare a Palermo sono stati comprati da Francesco Zappulla su ordine di Giuseppe Auteri, la cui latitanza è finita lo scorso marzo.

Pure la lavabiancheria

Auteri sarebbe stato il reggente, ma una volta che Lo Presti è tornato in libertà gli avrebbe ceduto lo scettro. Poche ore dopo il rientro a casa Teresa Marino faceva un resoconto al marito boss dei soldi ricevuti in sua assenza. “… mille euro al mese… a volte 1500… hanno messo la lavabiancheria… lui ha comprato tutte cose… perché se non avessimo a lui…”. “Lui” sarebbe Giuseppe Auteri che si era ben comportato durante l’assenza forzata di Lo Presti.

Secondo alcuni, il ritorno al potere di Lo Presti avrebbe creato malumori innanzitutto per la gestione della cassa. Francolino Spadaro (arrestato nello stesso blitz con Lo Presti) e Nicola Milano, che in passato è stato condannato, prefiguravano un periodo di ristrettezze. Il “pacchione” diceva in giro che “nessuno vanta soldi”, semmai era lui ad avere crediti per “centomila euro”.

Gli stipendi dei boss di Porta Nuova

Milano e Spadaro dimostravano di conoscere le cifre destinate alle famiglie dei boss di Porta Nuova detenuti: “Francesco (sarebbe Francesco Arcuri ndr) 5.000 al mese… Gregorio (Gregorio Di Giovanni ndr), Masinu u luongu” (Tommaso Lo Presti, cugino omonimo del “pacchione” ndr) 5.000 al mese… Stefano Comandè 5.000 euro al mese … Giuvanneddu (Giovanni Castello ndr) 1.500 euro… Vittorio (Vittorio Emauele Lipari ndr) 3.500″.

Durante la reggenza di Auteri “i soldi” arrivavano “con le pale”. Soprattutto con gli affari della droga e “quelli del bicarbonato non se li metteva in tasca”. Nicola Milano era certo: “Ce ne saranno intercettazioni delle mogli, delle femmine in carcere… succederà la guerra, vero o no? E come li deve campare a loro? Solo facendo le estorsioni… e nascono malumori questo e quest’altro… le lamentele ora saranno potenti… giusto o no?”.


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