PALERMO – Totò Cuffaro era di casa all’assessorato regionale alla famiglia di via Trinacria a Palermo. L’ex presidente della Regione, tramite Vito Raso, “in più occasioni utilizzava quegli uffici quale luogo ove svolgere incontri o ricevere persone per le finalità del proprio gruppo”. Così annotano i carabinieri del Ros.
Per evitare che si creasse la fila in assessorato di persone che volevano incontrare Cuffaro addirittura Raso era costretto a tenere nascosta la sua presenza per “evitare di creare la calca di gente”.
“Attenzione ossessiva” in assessorato
Perché Cuffaro andava spesso negli uffici regionali? “Curava con attenzione ossessiva tutte le attività della vita amministrativa dell’assessorato retto da Nuccia Albano – scrivono gli investigatori – sia allo scopo di raccogliere ed ampliare il consenso elettorale per mezzo di bandi, concorsi, assunzioni legate alla vita amministrativa dell’ente, sia al fine di tutelare l’immagine politica legata all’assessorato”.
Non sarebbe stato, dunque, casuale che in assessorato fosse approdato Vito Raso. Dal marzo 2023
è coordinatore della segreteria particolare di Nuccia Albano. Raso è un fedelissimo di Cuffaro, di cui è stato segretario particolare e autista negli anni della presidenza della Regione. Ora condividono la richiesta di arresto avanzata dalla Procura della Repubblica di Palermo.
Cuffaro assessore ombra
Gli atti dell’inchiesta tracciano la figura di Cuffaro come una sorta di assessore ombra. Veniva informato di piccole e grandi cose. Un giorno di novembre Raso gli raccontò di avere saputo da un giornalista che Nuccia Albano aveva intenzione di bocciare – o far bocciare – un emendamento presentato dal deputato Ismaele La Vardera per realizzare un murales di celebrazione delle vittime della mafia a Partinico.
Cuffaro lo considerava un autogol e quindi “ordinava a Raso di non far commettere questo errore ad Albano”. Bisognava intervenire subito con Letizia Di Liberti, ormai ex dirigente generale dell’assessorato alla Famiglia (sospesa dal presidente Renato Schifani perché indagata nella stessa inchiesta di Cuffaro e Raso). Doveva attivarsi per “evitare che sulla stampa nazionale potessero uscire, anche solo per errore, notizie relative a una presunta contrarietà di Cuffaro e Albano riguardo a un murales antimafia promosso da La Vardera”.
I bandi per gli “amici”
Anche Di Liberti andrebbe annoverata fra i fedelissimi di Cuffaro. Secondo l’accusa, Raso sarebbe venuto a conoscenza in anteprima, proprio grazia alla ormai ex dirigente, dei bandi dell’assessorato.
Cuffaro indicava il modus operandi: “I bandi prima di essere pubblicati li dobbiamo mandare a tutti i nostri amici”, specificando che tra questi vi rientrasse certamente “Carmelo” (Carmelo Pace, deputato regionale del suo stesso partito, la Dc, ndr, pire lui sotto inchiesta) e “anche a quelli che non sono deputati”. Occorreva preparare una “lista di 30/40 cristiani” a cui trasmettere gli atti prima che diventassero pubblici. “Allora facciamo una mailing list allora…”, suggeriva Raso.
Le attenzioni investigative ci concentrano sui bandi e sulla “carpetta” che Vito Raso avrebbe dovuto custodire gelosamente onde evitare che finisse nelle mani sbagliate. Innanzitutto quelle degli investigatori.
Otto milioni per i disabili
Il 13 febbraio 2023 il governo Schifani ha approvato la proposta di programmazione delle risorse del fondo per l’inclusione delle persone con disabilità. Otto milioni e 140 mila euro erogate dal ministero per le Disabilità e destinate agli autistici. Successivamente, il 31 marzo 2023, il Dipartimento per la pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute, ha stabilito criteri e modalità di attuazione. Come sono stati gestiti i fondi?
Raso una volta chiamò Giovanna Gaballo (non indagata), presidente di Sispi (la società del Comune di Palermo per l’innovazione digitale e l’efficienza amministrativa), assessora alla Famiglia e ai servizi sociali del Comune di Corleone e legale rappresentante di un’associazione si occupa di servizi di asilo nido e assistenza diurna per minori disabili. Raso le chiese se lavorasse anche con persone affette da autismo, dato che era in possesso, in anteprima, di “un bando che è in uscita”.
In un’altra circostanza, a febbraio del 2024, Gaballo era presente a casa Cuffaro quando si parlò dei consorzi di bonifica. L’ex presidente della Regione voleva frenare la riforma a cui lavorava l’assessore regionale all’Agricoltura, Luca Sammartino. Il progetto prevedeva di diminuire i poteri dei direttori generali, fra cui il cuffariano Giovanni Tomasino (anche su di lui pende una richiesta di arresto). “Posate sti telefoni che ci vediamo un minuto va…”, disse Cuffaro a casa sua prima di iniziare a parlare con Gaballo e Tomasino a casa sua. Un’altra volta, parlando con altre persone, Cuffaro diceva: “Ti farò chiamare da Gaballo”, per questioni di formazione legata al business delle Rsa.
Gli attacchi a La Vardera e La Rocca Ruvolo
Albano è uno dei due assessori regionali, l’altro è Andrea Messina, indicati dalla Dc. Ad ottobre 2023 era divampata una polemica dopo l’intervista del deputato Carmelo Pace. Commentando il declassamento dell’ospedale di Sciacca, Pace, vicepresidente della Commissione salute dell’Ars, aveva dichiarato a Tele Monte Kronio che tra le ipotesi discusse in un “tavolo ristretto della maggioranza questa ipotesi di riforma non è mai venuta fuori”.
La deputata regionale di Forza Italia, Margherita La Rocca Ruvolo, durante un intervento in aula fu durissima: “Nessuno pensi di tornare a parlare di sanità e nomine nel retrobottega di qualche negozio”.
Cuffaro apprese la notizia da Albano e diramò un comunicato stampa per chiedere al presidente della Regione Renato Schifani di sorteggiare i dirigenti sanitari tra una rosa di candidati individuati per meriti e competenze. Al manager di Villa Sofia, Roberto Colletti, che attendeva la nomina, affossò il sorteggio. Era “una minchiata” detta per allontanare le polemiche. La nomina dei manager avrebbe continuato ad essere un affare della politica.
“Oggi la Ruvolo ha parlato… dice che hanno fatto una riunione di sanità, c’era Carmelo Pace”, gli spiegò Albano. “Ma quale riunione. Non hanno fatto niente, questa è la minchiata che si è inventato La Vardera e quella cretina della Ruvolo (in altri passaggi usava epiteti volgari) li ha ripresi per cui abbiamo dovuto rispondergli pesantemente. È tutto fandonia della Ruvolo. Le uniche riunioni a cui ha parlato Pace sono quelle convocate dal segretario regionale di Forza Italia… Caruso – diceva Cuffaro -. Dove hanno partecipato tutti gli altri segretari, quindi, minchiate”.
“In aula La Vardera ha fatto tutto uno sproloquio contro di te in maniera pesante per questo io ti dico rivediti queste cose. E poi è intervenuta la La Rocca. Pure lei sciacquandosi la bocca e io volevo che si replicasse… veramente pesante non c’era nessuno della maggioranza. Tre persone”, diceva Albano a Cuffaro che contava di recuperare la trascrizione dell’intervento. Nel frattempo diramò la nota stampa, quella in cui pubblicamente spingeva per il sorteggio dei manager. In privato era solamente “una minchiata”.

