CATANIA – Sono decine i brogliacci di intercettazioni analizzati dalla Squadra Mobile di Catania nel corso della lunga indagine che ieri ha portato a sgominare una gang criminale dedita alle truffe alle assicurazioni. Un’organizzazione criminale che aveva – secondo quanto ricostruito dagli inquirenti – come deux et machina Giovanni Pantellaro, già conosciuto dagli uomini diretti da Antonio Salvago per una sparatoria avvenuta nel 2013 all’interno della sua agenzia di disbrigo pratiche di via Plebiscito. Quella stessa agenzia, situata di fronte al Vittorio Emanuele, diventata il quartier generale del gruppo di truffatori, specializzato soprattutto in “falsi incidenti”.
I poliziotti sono riusciti a decriptare il codice usato dagli indagati per depistare eventuali intercettazioni. Un trucchetto però che si è rivelato inutile. Un vocabolario proveniente da diversi ambiti, molto gettonato era quello culinario. Una gustosa “pasta con le cicale” significava che era stata avviata una pratica che poteva garantire un profitto ingente. Come “la mangiata” indicava l’ottenimento dell’indennizzo da parte dell’assicurazione.
Esisteva anche un codice per il “reclutamento”. Pantellaro e “company” infatti avevano assoldato una serie di “procacciatori” che frequentavano i Pronto Soccorso, soprattutto del Vittorio Emanuele, dove individuavano i vari pazienti che potevano avere traumi e ferite “compatibili” con un sinistro stradale. Quando era tempo di trovare nuova clientela da assoldare per pianificare una nuova truffa, nelle telefonate tra gli indagati si discuteva di “ingaggiare gli operai“. “Andare dal meccanico“, invece, indicava il momento di controllare il mezzo danneggiato dal falso incidente.
Gli incontri operativi venivano organizzati con la frase: “Scendiamo a prendere un caffè“. Mentre per indicare che la pratica “tarocca” procedeva bene si diceva: “E’ tutto sotto controllo“.
Un sistema ben collaudato e pianificato nei minimi particolari quello messo in piedi dalla gang composta da Giovanni Pantellaro, dal figlio Gaetano, dal genero Ragusa e dallo zio Pippo Alì. Una strategia criminale che prevedeva ruoli precisi. I poliziotti hanno cristallizzato le varie figure della truffa. Si parte dal “danneggiato materiale del sinistro”, che altri non è che il proprietario del mezzo danneggiato (che la maggior parte delle volte veniva individuato con un mezzo a due ruote), segue il “danneggiato fisico”, che è l’infortunato “reclutato” nei Pronto Soccorso e che doveva avere alcune caratteristiche (soprattutto quello di essere propenso a partecipare alla truffa). E infine c’era la persona che si “assumeva la responsabilità del sinistro”, solitamente soggetti molto vicini all’organizzazione criminale. Così come erano vicini i “testimoni” che venivano “ingaggiati” per un eventuale ricorso davanti al Giudice di Pace o al Tribunale civile e che per il “disturbo” ricevevano un regalo dalla gang. In totale sono 64 i soggetti indagati.

