Assessore Edy Tamajo, sul suo blog, di recente, lei ha scritto e pubblicato un appello per – diciamo così – sconsigliare rabbia e slogan. Citiamo: ‘Viviamo un tempo in cui gli estremismi e le contrapposizioni sembrano trovare sempre più spazio. Ma la Sicilia non ha bisogno di rabbia o di slogan. Ha bisogno di una politica seria, concreta e vicina alle persone’. Perché ha sentito l’esigenza di questa riflessione?
“Da tempo, e negli ultimi mesi ancora di più, vedo crescere un clima di rabbia e di contrapposizione. Sui social e spesso anche nella politica sembra che tutto si riduca all’odio verso qualcuno o qualcosa. Invece credo che la politica debba avere il coraggio di andare a fondo dei problemi, senza inseguire slogan facili o soluzioni apparentemente semplici. Le persone sono arrabbiate, ed è comprensibile. Ma quando questa rabbia viene cavalcata per costruire consenso, bisogna chiedersi quale beneficio produca davvero per la società e per la politica. Io credo che non produca nulla di buono”.
Viviamo in un mondo arrabbiato, appunto, pieno di parole d’ordine, dove l’appartenenza può offuscare il ragionamento: è preoccupato per questo?
“Sì, molto. Vedo tante persone che si definiscono uomini di fede o difensori della morale, ma poi nei comportamenti e nei toni trasmettono tutt’altro. Da tempo mi pongo una domanda: dove è finita l’umanità? Ci stiamo abituando a un’estetica della bruttezza, dove chi urla di più, chi è più furbo o più aggressivo, viene indicato come il salvatore della patria. Io continuo a credere che il futuro appartenga ai giovani che studiano, si preparano e si impegnano, non a chi alza di più la voce”.
Qual è il modo concreto per uscirne, in generale?
“Dobbiamo abbassare i toni e tornare al dialogo. Serve più umiltà e meno propaganda. I problemi della Sicilia si affrontano discutendo, ascoltando e cercando soluzioni concrete, senza doppi fini e senza trasformare ogni confronto in uno scontro. La nostra Isola non ha un colore politico quando si parla delle grandi emergenze: possiamo avere idee diverse su come amministrarla, ma ci sono problemi che riguardano tutti e che richiedono responsabilità condivisa”.
Cosa è disposto a fare Edy Tamajo per dare un contributo?
“Continuare a fare quello che ho sempre fatto. Sono da sempre a disposizione del mio partito e delle istituzioni. Non c’è bisogno di ricordare il percorso delle elezioni europee o il passo indietro che ho compiuto. Io lavoro ogni giorno, praticamente senza orari, riunendo tavoli, incontrando amministratori, imprese e cittadini per cercare di risolvere, nel mio piccolo, le vertenze e i problemi che rientrano nelle mie competenze”.
La moderazione a cui lei si riferisce, incardinata sul rispetto reciproco, può diventare un discorso politico?
“Per me non può: deve. Il rispetto reciproco è il fondamento del mio modo di fare politica. Mi auguro che sempre più persone lo comprendano. Capisco che qualcuno ritenga più conveniente alimentare lo scontro perché può portare consenso nell’immediato, ma è una strategia che, alla lunga, rischia di trasformarsi in una lama a doppio taglio”.
Quale Sicilia considera più vera: quella che soffre nella morsa degli incendi o quella che recupera un gioiello come il Castello Utveggio?
“Non credo esista una Sicilia più vera dell’altra. Esiste una Sicilia che da anni convive con un fenomeno ormai strutturale come quello degli incendi, che ogni estate mette a dura prova il territorio, il patrimonio ambientale e le comunità. Ed esiste una Sicilia che, nonostante queste difficoltà, continua a investire nella tutela e nella valorizzazione della propria storia. Il recupero del Castello Utveggio rappresenta proprio questa volontà di guardare avanti: restituire un luogo simbolico ai cittadini e trasformarlo in un’opportunità per il futuro. La Sicilia autentica è l’insieme di queste due realtà. È una terra che affronta problemi cronici, ma che non rinuncia a valorizzare le proprie eccellenze e a costruire percorsi di rinascita”.
A proposito, il presidente della Regione, Renato Schifani, rivendica il recupero del monumento e diversi altri risultati, soprattutto sul fronte della tenuta dei conti. Cosa ne pensa? È sempre dell’idea che l’attuale governatore andrebbe ricandidato?
“Io posso esprimere un’opinione basandomi sui risultati, e credo che i dati parlino chiaro. Ritengo che il presidente Schifani abbia lavorato bene e che abbia le carte in regola per essere ricandidato. Naturalmente non spetta a me decidere le scelte della coalizione. Io continuo a considerarmi, con grande serenità, un umile operaio nella vigna del Signore”.
Qual è il clima nella coalizione di governo?
“Per quella che è la mia esperienza, il clima è collaborativo. Ho promosso numerosi tavoli interassessoriali per affrontare diverse vertenze e ho sempre trovato disponibilità e spirito di collaborazione. È un metodo di lavoro che considero fondamentale per dare risposte ai cittadini”.
“Qual è il bilancio della sua attività come assessore?
“Posso farle una confidenza? Probabilmente qualcuno pensava che io e il mio staff fossimo solo ‘ras dei voti’. Al momento, all’assessorato alle Attività produttive, abbiamo prodotto bandi dal valore di due miliardi e mezzo di euro, crediamo di essere all’altezza di questo incarico. Io, però, non ho mai perso tempo a rispondere alle polemiche. Ho preferito lavorare. Non sono uno che ama autocelebrarsi o fare propaganda sui risultati raggiunti. Posso però anticipare che ho dato mandato al direttore generale del Dipartimento Attività Produttive, Dario Cartabellotta, di predisporre una relazione che raccolga gli interventi realizzati e i risultati ottenuti in questa esperienza amministrativa, della quale sono orgoglioso di far parte”.
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Se ne dicono tante anche di lei. C’è chi la vede come un possibile candidato sindaco di Palermo e chi la immagina a Palazzo d’Orléans. Quale sarà l’impegno di Edy Tamajo?
“Il mio impegno sarà quello che porto avanti da quando ho iniziato a fare politica da giovane e che continuo a portare avanti oggi, a cinquant’anni: lavorare con serietà, dialogare e cercare di dare un contributo concreto alla mia terra. Il resto conta poco. Io continuo a considerarmi un operaio della politica. Ho la fortuna di avere una serenità familiare ed economica, ma so bene che tante famiglie siciliane non arrivano alla fine del mese, che molti giovani sono costretti a partire e che ci sono ancora servizi che non funzionano come dovrebbero. Per questo il mio obiettivo rimane sempre lo stesso: stare accanto ai siciliani, contribuire a dare risposte concrete e, soprattutto, restituire speranza. Perché la Sicilia ha bisogno non solo di investimenti e infrastrutture, ma anche di fiducia nel futuro e della politica”.
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