Nel garbuglio di contraddizioni, sentenze e tesi, ‘Strage di Ustica’ è un titolo che fa venire davvero in mente il muro di gomma. Un rimbalzo continuo, una bocca che inghiotte e minimizza ogni notizia. Con il tempo, la memoria scolorisce, la tragedia patita come una ustione sulla carne viva di chi soffre diventa, ancora più drammaticamente, un fatto personale. ‘Ustica’ è ormai una parola che rimanda a una alzata di spalle. E ancora dopo quarant’anni voi cercate il perché e il percome?
L’avvocato Daniele Osnato, difensore di tante famiglie delle vittime, non si è mai arreso all’indifferenza. Quello che dice, come tutto, è opinabile e sottoposto alla verifica, alla replica, e anche alla polemica. Ma la passione con cui lo dice è un fuoco che brucia. E si sente.

Avvocato, dopo quarant’anni cosa resta?
“Resta una certezza. La verità, tutta la verità è nascosta da qualche parte. Non sappiamo chi. Non sappiamo il perché. Sappiamo che, con i depistaggi e la confusione, lo Stato non ha mai pagato il suo debito con la verità di cui parlavo prima. Provo vergogna”.
Prova vergogna?
“Sì, una sensazione che arriva dalla bocca dello stomaco, molto profonda. Qualcuno sa tutto. Molti sanno tutto. E stanno zitti. Ustica è una vergogna di Stato”.
Come è trascorso il tempo?
“Ci sono quarant’anni di vite distrutte. Ustica è un dolore immenso. Ustica è lo strazio della separazione senza riparo. Ustica sono i bambini che hanno perso papà e mamma in tenera età”.
Come sono cresciuti quei bambini?
“Alcuni sono finiti in orfanotrofio. Hanno vissuto Natali in solitudine, senza una carezza. Ripeto: un dolore immenso. Ustica è un forziere di storie terribili e umanissime”.
Per esempio?
“Qualcuno stava tornando in aereo. Qualcuno in macchina e poi con la nave. La stessa nave che, con i pescherecci, si avvicinò per prima al luogo del disastro per prestare i soccorsi. E ci fu chi, dal ponte, riconobbe in mare il corpo di qualcuno che amava”.
Chi erano le vittime?
“Tutta gente perbene, lavoratori, di grande spessore etico. Famiglie unite. Uomini e donne che si volevano bene”.
C’è chi sostiene la tesi della bomba. E chi altro ancora.
“Sappiamo, dalle sentenze, che fu un missile e che c’era una battaglia in cielo. Conosciamo la nazionalità di molti dei partecipanti. Non sappiamo chi e perché. Il resto è fantascienza”.
Lei sente di fare parte della famiglia di Ustica?
“Sì, non ci dormo la notte per la responsabilità. La forza di questa famiglia numerosa è nella sua compattezza. Non ci fermeremo. Prima o poi tireremo fuori tutto”.
Ne è sicuro?
“Ne sono sicuro. E solo allora potremo seppellire, con amore e con verità, le ottantuno vittime”.

