Patrimonio, lavoratori e poltrone | Scontro sulla chiusura dell'Esa

Patrimonio, lavoratori e poltrone | Scontro sulla chiusura dell’Esa

Il governatore da tempo chiede la soppressione dell'ente. Ma anche nella maggioranza, sono tanti i "no". Ecco perché.

PALERMO – Non c’è pace per l’Esa. Prima dentro e poi fuori, poi di nuovo dentro e poi ancora fuori sia dalla Finanziaria sia dal “figlio” della Finanziaria, il cosiddetto “collegato”. Tre i nodi che non si riescono a sciogliere: la salvaguardia del personale, il trasferimento del patrimonio e, soprattutto, la situazione debitoria dell’ente. L’articolo che riguarda la soppressione dell’Ente di Sviluppo agricolo è stato bocciato e riscritto più volte, ma ad oggi non è ancora detto che venga discusso in Aula. Il governo Musumeci vuole chiudere l’ente, ma parte della sua maggioranza – Forza Italia, in particolare – non ne vuole sapere. Intanto, da febbraio alla guida dell’ente è andato Nicola Caldarone.

Il cuore dello scontro sotterraneo tra Regione e parti della maggioranza sarebbe soprattutto il patrimonio dell’Esa. Un ingente patrimonio, costituito da immobili e terreni. Patrimonio da cui la Regione, già col secondo governo Cuffaro, aveva attinto a piene mani nell’operazione immobiliare realizzata con Pirelli-Re. Però, a sentire gli amministratori, all’Esa quegli immobili non furono mai pagati e secondo un dato certificato, il debito della Regione con l’Esa ammonterebbe, fino al 2011, a 28 milioni di euro. Somme che, se restituite, basterebbero e avanzerebbero per coprire i debiti dell’ente, che attualmente ammontano a circa 9 milioni di euro.

“Sono stato nominato soltanto tre mesi fa – dice Caldarone – e siamo impegnati in una profonda opera di risanamento dell’ente. Ho trovato anni e anni di bilanci in arretrato e già ho fatto approvare quelli del 2010, 2011, 2012, 2013 e giorno 4 giugno approveremo quello del 2014. L’Esa è un ente che svolge un ruolo fondamentale per il mondo dell’agricoltura in Sicilia, collabora con gli amministratori locali da sempre e si dovrebbe parlare di rilancio, piuttosto che di soppressione”.

L’operazione Esa, vista così, sarebbe dunque soltanto un’operazione della Regione per fare cassa: si prende un ente a cui si devono dei soldi, si cancella (con i relativi crediti), si passano tutte le mansioni all’Assessorato all’Agricoltura e del patrimonio che resta – tra cui il palazzo Florio in via Libertà a Palermo – “si può disporre l’alienazione”, ovvero la vendita. “Castronerie! – ribatte, però, l’assessore all’Economia Gaetano Armao -. Sulle riforme non faremo passi indietro ma siamo disponibili a presentare, piuttosto che un emendamento al ‘collegato’, un disegno di legge di riforma organico. Si tratta di sopprimere una struttura obsoleta per farne una nuova, per gestire la nuova agricoltura, in cui sono impegnati moltissimi giovani. L’agricoltura ormai si dirige spedita verso la meccanizzazione e all’Esa ci sono ancora i trattoristi. È possibile mai?”.

E qui sta l’altro aspetto del problema. Il personale dell’Esa è composto attualmente da circa 260 impiegati a tempo indeterminato e circa 400 meccanici agricoli, i cosiddetti trattoristi, lavoratori stagionali. Per questi ultimi, l’ultima versione della norma presentata dal governo non prevedeva alcuna salvaguardia: “Sono fatti salvi i livelli occupazionali del personale dell’Esa in servizio a tempo indeterminato alla data del 31 maggio 2017”. Questo personale sarebbe quindi trasferito all’Assessorato all’Agricoltura, mentre i trattoristi resterebbero fuori dall’accordo.

Infine, problema non da poco per alcuni, con la soppressione dell’Esa salterebbero alcuni posti di sottogoverno che, si sa, fanno sempre gola.

Una cosa è certa: se Forza Italia non darà il suo benestare, Musumeci e Armao avranno un bel da fare a scrivere e riscrivere la stessa norma perché i numeri in Sala d’Ercole parlano chiaro: o tutti d’accordo o non si può fare. Il destino dell’Esa rimane appeso a quella manciata di voti.


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