Per Fallica inciucio Pd, FI e Ncd| Napoli: “Non è un caso Agrigento”

Per Fallica inciucio Pd, FI e Ncd| Napoli: “Non è un caso Agrigento”

Anche Vincenzo Gibiino benedice l’accordo: “La divisione centrodestra-centrosinistra nei Comuni non porta a nulla".

Antonio Fallica

CATANIA – Era per molti il segreto di Pulcinella. Ma ormai è tutto ufficiale. Antonio Fallica è il candidato sindaco della coalizione che mette assieme Partito democratico, Forza Italia, Ncd e civici. Guai però a parlare di inciucio. A Pedara preferiscono chiamarlo “governo di salute pubblica”. Una formula partorita dal primo cittadino uscente e parlamentare dem all’Ars Anthony Barbagallo, e che ha messo d’accordo tutti. O quasi. A farsi fuori da un patto non del tutto inedito nella città dell’Epidauro sono l’assessore appena dimesso Gaetano Pertalia, che si è candidato alla carica più alta del Comune con la neonata Noi con Salvini, e Roberto Laudani, già vicesindaco di Barbagallo fino a cinque anni fa. In campo ci sono anche i cinque stelle capitanati da Nuccio Tropi. Ma almeno loro, nulla hanno a che vedere con le passate stagioni al governo della città.

Sarà dunque un iscritto del Pd a guidare una convergenza nel segno della continuità amministrativa. Antonio Fallica, barbagalliano di ferro, è infatti il vicesindaco uscente. Il via libera definito alla candidatura è arrivato, in ultimo, proprio dai suoi compagni di partito. La vecchia guardia democratica, nelle ultime settimane, era pronta addirittura allo strappo. Ma ci ha pensato il deputato Ars a ricucire il tutto. Il vero problema – qualora la spuntasse l’ampia aggregazione “salutista” – non sarà di cartello, semmai di coperta: forse fin troppo corta. I colori qui c’entrano poco. Insomma, oltre la destra e la sinistra, in maggioranza l’area ex An era già rappresentata da tempo. In coalizione stavolta c’è pure Mario Laudani, esponente di Ncd e leader lungo la scorsa consiliatura dell’opposizione d’aula. Entra dalla porta principale anche il già consigliere provinciale Francesco Laudani. Proprio lui che a capo del Pdl, cinque anni fa, scese in campo per scongiurare la riconferma a sindaco dell’allora autonomista Anthony Barbagallo.

“Non c’è alcun caso Agrigento in piccolo” precisa Enzo Napoli, segretario provinciale del Partito democratico. “Noi non stringiamo accordi con Forza Italia. Si tratta di movimenti civici, ma non c’è alcun accordo organico”, ribadisce. Intanto a Tremestieri Etneo l’area afferente ai dem si colloca su due fronti contrapposti. Da un lato c’è Santi Rando, che incassa l’appoggio di Articolo 4, ma anche di Ncd; dall’altra il barbagalliano nato e cresciuto nelle Acli Sebastiano Distefano. “Il nostro candidato è lui”, sottolinea ancora Napoli, che ci tiene tuttavia a lanciare un monito: “Chi si candida contro il Pd, per almeno due anni, non può iscriversi al partito. Su questo, soprattutto a Catania, siamo stati assai puntigliosi”.

Anche sul versante Forza Italia è gara nel minimizzare la portata dell’accordo. “La volontà del partito – spiega il consigliere uscente Davide Russo – era quella di una candidatura ufficiale e alternativa al centrosinistra. Ma a fronte delle divisioni nella coalizione e davanti alla richiesta ufficiale da parte del sindaco uscente di allestire un ‘governo di salute pubblica’, abbiamo optato per un atto di responsabilità”. Di sicuro c’è che il parto azzurro eviterà di scendere nell’agone con il proprio simbolo. La lista di riferimento sarà Pedara Responsabile. Il segnale è quello di non appesantire più del necessario un accordo partorito in chiave civica.

Gli fa eco il senatore Vincenzo Gibiino. “Si tratta di una convergenza amministrativa che nei fatti esiste già da cinque anni”. Parla da segretario regionale di Forza Italia e da uomo consapevole delle polemiche connesse al caso Agrigento: “La contrapposizione abbastanza netta che aveva abituato gli elettori italiani negli ultimi vent’anni, dopo il governo Monti, Letta e Renzi, ha lasciato aperta agli amministratori una possibilità, quella cioè che queste cose possano accadere e che non siano più neanche un’eccezione”. Insomma, Gibiino crede che la mappatura della politica se non cestinata meriterebbe almeno dei ritocchi. Sullo sfondo c’è la suggestione di un Partito della Nazione capace di governare oltre gli schemi della Seconda Repubblica. Ma il senatore forzista ci va piano e non trattiene una smorfia: “Non è che mi piaccia, ma noto che qui in Sicilia gli elettori sono più attenti ai servizi che ai colori politici. In fondo, la divisione centrodestra-centrosinistra nei Comuni non porta a nulla”.


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