PALERMO – La Camera penale di Palermo al fianco dei pescatori “sequestrati” in Libia. Il processo è iniziato a Bengasi. I 18 pescatori sono accusati di sconfinamento e pesca abusiva in acque libiche.
Il direttivo dell’organismo palermitano ha affidato all’avvocato Anthony De Lisi l’incarico di osservatore di quanto sta accadendo in Libia.

Erano a bordo di quattro imbarcazioni italiane, di base al porto di Mazara del Vallo, che nella notte tra l’1 e il 2 settembre scorso sono stati bloccati e sequestrati dalla “guardia costiera” delle forze armate del generale Khalifa Haftar; due dei pescherecci, l’Antartide e il Medinea, sono stati fatti approdare forzatamente nel porto di Bengasi, dove si trovano tuttora trattenuti insieme ai rispettivi equipaggi, formati sia da italiani che da persone di cittadinanza straniera; alle rimanenti imbarcazioni è stato concesso di fare rientro in Italia, ma i loro comandanti sono stati trattenuti in Libia. GUARDA IL VIDEO REPORTAGE DA MAZARA DEL VALLO
Secondo l’organismo dei penalisti “il processo non solo si preannuncia – come è facilmente prevedibile – deficitario dei consueti standard di garanzie difensive riconosciute agli accusati dai modelli processuali vigenti negli Stati di democrazia liberale; ma lascia purtroppo, presagire – nonostante le ripetute assicurazioni provenienti dai Funzionari dell’esercito libico – la assoluta mancanza (carenza – insufficienza) persino delle guarentigie minime richieste e riconosciute agli imputati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”.
“Poiché le precondizioni per un equo processo in Libia a carico dei nostri connazionali non appaiono, allo stato, ragionevolmente ipotizzabili o supponibili”, i penalisi “esortano il Governo italiano ad adottare tutte le iniziative indispensabili e necessarie per garantire, oltre alla loro integrità fisica e psicologica, il diritto delle persone tratte in arresto ed attualmente carcerate in Libia ad avere un processo equo, con le garanzie di un giudice imparziale, e consentire loro di poter esercitare i diritti di difesa senza timore di rappresaglie, ostacoli o intimidazioni”.

“Noi penalisti vorremo essere presenti come osservatori, come delle sentinelle a tutela dei diritti fondamentali dei nostri concittadini – spiega il presidente della camera penale di Palermo, Fabio Ferrara -. Gli avvocati sono oggi uno degli ultimi presidi in difesa dei diritti umani che quotidianamente vengono messi a repentaglio in varie parti del mondo. Ieri in Turchia o in Iran o ad Hong Kong, oggi anche nei confronti di umili lavoratori strappati alle loro famiglie i quali rischiano di subire un processo nel quale il diritto di difesa è inesistente e che gli avvocati della Camera penale di Palermo e del distretto di Corte d’appello vogliono denunciare affinché siano tutelati i loro diritti fondamentali”.

