Polemica sulle 35 mila multe| Il Consorzio: "E' tutto in regola"

Polemica sulle 35 mila multe| Il Consorzio: “E’ tutto in regola”

La società replica agli attacchi di queste settimane: "Procedure corrette e pienamente valide".

Palermo
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PALERMO – Il Consorzio Olimpo si difende. Dopo il “caso” degli avvisi bonari del comune di Palermo (circa 35 mila, per un totale di 28 milioni di euro), inviati dalla Polizia municipale per verbali mai pagati e dovuti a infrazioni al Codice della Strada, erano scoppiate fragorose polemiche in città: politici e associazioni dei consumatori contestano il fatto che a notificare le multe non siano messi comunali e che la Sispi si affidi a ditte private, anziché a Poste Italiane. Una questione complessa, fatta di sentenze che si contraddicono tanto da aver spinto l’Avvocatura comunale ad alzare bandiera bianca, ma in cui interviene per la prima volta il Consorzio Olimpo che ha vinto la gara indetta dalla partecipata del comune di Palermo e che difende a spada tratta il proprio operato e la validità delle multe.

“A difesa del lavoro svolto dai dipendenti del Consorzio Stabile Olimpo, ma anche per evitare che la cittadinanza faccia affidamento sui dati errati sino ad oggi diffusi, tali da ingenerare disinformazione e la convinzione che le notifiche effettuate dal Consorzio non siano valide – dice il presidente Guido Careri – si precisa che la notifica degli atti relativi alle violazioni del Codice della Strada può essere effettuata in due modi: “mezzo messo” tramite messi notificatori o a “mezzo posta” tramite il servizio postale. Si tratta di due modalità alternative, a cui la legge riconduce i medesimi effetti. L’affidamento del servizio di notifica in questione, inoltre, non è avvenuto a seguito di un subappalto, come insinuato, ma a seguito di una gara pubblica indetta da Sispi, società totalmente controllata dal Comune, con bando pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana l’8 giugno del 2012, alla quale hanno partecipato altri competitori e che è stata aggiudicata al Consorzio al prezzo unitario di 2,13 euro ‘a notifica a mezzo messo’, comprensivi delle comunicazioni connesse alla notificazione di atti amministrativi. Eventuali ulteriori costi non sono riferibili al Consorzio”.

Una difesa a tutto campo che riguarda più aspetti. “E’ del tutto falsa – continua Careri – l’affermazione che la notifica dei verbali effettuata ‘a mani’ del destinatario da parte dei dipendenti del Consorzio, nominati messi notificatori, sarebbe nulla, dato che le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte di Cassazione, ma anche dello stesso Giudice di Pace di Palermo, l’hanno sempre considerata legittima. L’unica questione sulla quale in alcune sentenze il Giudice di Pace di Palermo ha ritenuto, secondo noi in modo del tutto erroneo, che la notifica sarebbe carente, riguarda le ipotesi in cui, successivamente al tentativo di notifica da parte del messo e alla irreperibilità del destinatario, con conseguente deposito del verbale da notificare presso la Casa Comunale, venga data notizia al destinatario di tale deposito con posta raccomandata recapitata a cura dello stesso Consorzio e non da parte di Poste Italiane. Le sentenze del Giudice di Pace, ad avviso dello Staff di legali che assiste il Consorzio, sono palesemente errate perché si basano sul richiamo di alcune sentenze della Corte di Cassazione che, ‘seppure pubblicate anche di recente’, sono relative a vicende anteriori alle modifiche che al testo del D.Lgs 261/1999 sono state introdotte dall’art. 1, comma 4, D.Lgs. 31 marzo 2011, n. 58, “a decorrere dal 30 aprile 2011”, con l’eliminazione dalla ‘riserva’ a Poste Italiane delle raccomandate connesse alla notifica dei verbali per violazioni del Codice della Strada effettuate dai messi, restando riservate a Poste Italiane soltanto le ‘comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari’. Non a caso, a seguito della superiore modifica normativa, tutte le più grandi città d’Italia, considerati i grandi risparmi derivanti da questa forma di notifica rispetto a quella effettuata da Poste Italiane, svolgono gare esattamente con le stesse modalità seguite dal Comune di Palermo con la gara aggiudicata al Consorzio. Con riferimento all’infamante “e io pago”, forse non tutti ricordano che il Comune di Palermo, nel 2008, aveva affidato, direttamente e senza gara, a Poste Italiane il servizio di notifica a mezzo posta dei verbali in questione, per “16 milioni di euro in tre anni”. Tale affidamento, impugnato dal Consorzio, è stato dichiarato illegittimo dal Consiglio di Giustizia Amministrativa. Il servizio svolto dal Consorzio, dall’agosto 2013 al marzo 2016, cioè due anni e otto mesi, è costato poco più di un milione di euro (esattamente euro 1.066.980,90)”.

“Ha lasciato più che perplessi la scelta, che sarebbe stata espressa in un parere, dell’Ufficio Legale del Comune di Palermo di non impugnare le sentenze del Giudice di Pace di Palermo, anche se risulta che, nonostante il parere, il Comune ha comunque proposto delle impugnazioni che saranno decise nel 2017, presumibilmente quando il processo di liberalizzazione sarà completato e non ci sarà più alcuna riserva a Poste Italiane, neanche per gli atti giudiziari e le relative comunicazioni. La questione è quindi ancora sub iudice. Con riguardo alle lamentele provenienti da alcuni cittadini in ordine all’effettivo svolgimento del tentativo di consegna dei verbali da parte dei messi del Consorzio, si evidenzia che i nostri dipendenti, nominati messi dal Comune, sono a tutti gli effetti dei pubblici ufficiali e quello che attestano circa il tentativo di notifica effettuato fa piena prova sino a querela di falso; ciò premesso, la notifica si svolge con le seguenti fasi: il Messo effettua il primo tentativo di notifica, in caso di assenza viene lasciato un avviso con il quale si invita il cittadino destinatario della notifica, al ritiro dell’atto, temporaneamente in giacenza presso i nostri uffici per tre giorni come indicato nell’avviso, oppure a contattarci per concordare un nuovo appuntamento e riceverla al proprio domicilio (servizio cortesia gratuito a disposizione del cittadino); trascorsi i tre giorni infruttuosamente il messo effettua il secondo tentativo di notifica e, in caso di assenza, viene lasciato un avviso in busta chiusa e sigillata (affissione alla porta) con il quale si informa che, data l’assenza, si provvederà al deposito dell’atto presso la casa comunale e che seguirà una raccomandata con avviso di ricevimento (Cad) con le istruzioni per il ritiro. A questo punto il messo effettua il terzo tentativo di contatto tramite il recapito della raccomandata A/r ai sensi dell’ex art.140 c.p.c. e, in caso di ulteriore assenza, la raccomandata viene messa in giacenza presso i nostri uffici, per un periodo di trenta giorni. Trascorsi i 30 giorni senza che nessuno sia venuto per il ritiro della raccomandata, quest’ultima viene restituita al mittente per compiuta giacenza. Trascorsi 10 giorni dalla data di deposito presso la casa comunale, la legge prevede che la notifica si intenda correttamente eseguita ed i processi di notifica sono tutti certificati”.

“La modulistica degli avvisi lasciati dal Consorzio presso l’indirizzo del destinatario è del tutto coincidente con quella di Poste Italiane e l’attività degli addetti al recapito, i cui processi sono anch’essi certificati, viene altresì eseguita esattamente come quella di Poste Italiane, documentata e tracciata, anche con più tentativi di recapito in fasce orarie diverse. A seguito della liberalizzazione dei servizi postali sulle raccomandate, le attività svolte dagli operatori privati muniti della licenza ministeriale, come il Consorzio, hanno la stesso valore e fanno fede esattamente come quelle svolte da Poste Italiane. Dal 2007, con gli stessi operatori che consegnano le raccomandate contenenti gli avvisi di avvenuto deposito dei verbali presso la casa comunale, nonché gli ulteriori avvisi in caso di ulteriore irreperibilità, consegniamo altra corrispondenza di altri clienti (banche, assicurazioni, utility, fatture, bollette con relativi bollettini di pagamento, privati, etc.) e dai quali non ha mai ricevuto lamentele di mancato recapito”.

Un settore, quello dei recapiti, in cui i privati abbondano e sono fortemente in competizione, come dimostra il caso del comune di Siracusa: il Cga, lo scorso 5 maggio, ha ribaltato la sentenza del Tar e annullato l’aggiudicazione del servizio di ritiro e recapito della corrispondenza comunale per 200 mila euro alla Smmart Post, accogliendo il ricorso del Consorzio difeso dagli avvocati Giovanni Barraja e Massimiliano Mangano. Il Comune è stato condannato a pagare 3 mila euro per spese legali e a risarcirne 30 mila di danni.

 

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