PALERMO – Lo hanno condannato a sei mesi di carcere, ma a sua insaputa. A parte lo step iniziale, quando ancora era solamente indagato, non c’è prova che sia stato informato delle successive fasi quando il suo status si è trasformato in imputato.
La Corte di Appello di Palermo dichiara nulla la sentenza nei confronti di un uomo accusato di essere un parcheggiatore abusivo. Il processo si è svolto senza la sua presenza.
Salvatore Giunta il 12 febbraio scorso apprende che nei suoi confronti c’è un ordine di esecuzione. È diventava definitiva una condanna a sei mesi di carcere e 2.000 euro di multa.
Si sorprende perché non sapeva di essere finito sotto processo. Non è a conoscenza di nessuno dei passaggi giudiziari, a cominciare dal decreto di citazione a giudizio.
Si affida all’avvocato Elena Gallo. Si scopre che l’unico atto notificato nel 2021 è l’avviso di conclusione delle indagini. Una questione di indirizzi sbagliati, di messi notificatori che suonano al campanello senza successo e di cambi di residenza.
Il legale, dunque, sostiene che manca la prova della conoscenza effettiva da parte dell’imputato a cui è stato assegnato un difensore di ufficio. Ques’ultimo “ha espressamente dichiarato di non essere mai stato contattato dall’imputato e di non conoscere il suo indirizzo”.
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Non c’è la prova che Giunta sia stato informato. L’unico caso in cui il Tribunale avrebbe potuto procedere con il processo in assenza dell’imputato è quando si può dimostrare la sua ‘volontaria sottrazione alla conoscenza del processo”.
La prima sezione della Corte di Appello, presieduta da Mario Conte, ha annullato la sentenza.




