Abusivo del pizzo pestato a sangue| Mafia ed racket: 4 condanne

Abusivo del pizzo pestato a sangue| Mafia ed racket: 4 condanne

I quattro condannati

Una storia di violenza nel mandamento di Pagliarelli.

PALERMO – “Mi hanno picchiato. Ho un occhio tutto perso… ho l’occhio perso… mi hanno preso a colpi di casco”. Attilio Di Stefano mostrava i segni del pestaggio. Massacrato per avere osato chiedere il pizzo senza autorizzazione al titolare di una rosticceria.

La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e le condanne diventano definitive sia per lui che per coloro che lo picchiarono. Di Stefano deve scontare sei anni, stessa pena Piero Oriti Misterio. Sette anni sono stati inflitti a Eugenio Donato, mentre la pena sale a 7 anni e 8 mesi per Vincenzo Giudice, che in un altro processo, in primo grado, è stato condannato a 16 anni perché avrebbe fatto parte nel triumvirato che reggeva il mandamento di Pagliarelli.

Furono tutti arrestati per estorsione nel 2015 dai poliziotti della Sezione criminalità organizzata della Squadra mobile. Giudice per un periodo ha gestito il bar all’interno dell’ospedale Civico e non gradiva la concorrenza della rosticceria di nuova apertura.

Gli uomini del pizzo si presentarono mentre era in corso la ristrutturazione del locale. Il titolare capì che si erano fatti vivi per la messa a posto. Successivamente avrebbe ammesso di avere cercato un contatto con gli estorsori. Il primo interlocutore fu Oriti Misterio, che allora era detenuto ai domiciliari nella sua abitazione di Misilmeri.

Nel frattempo, però, Di Stefano passò all’incasso, ottenendo dal commerciante due mila euro di acconto su dieci pattuiti. Solo che non era stato autorizzato dai capimafia che andarono su tutte le furie. Scattò la punizione per Di Stefano che fu convocato nei locali in ristrutturazione della gastronomia e picchiato selvaggiamente. Riuscì a fuggire prima a piedi e poi in macchina. Gli strapparono, però, il borsello con i soldi e i documenti trovati dai poliziotti del commissariato Porta Nuova nell’intercapedine di un centro scommesse di via Piave nella disponibilità di Giudice. C’era anche quest’ultimo nel locale il giorno del pestaggio. E c’era sempre lui quando il commerciante fu convocato per chiedergli il pagamento di dieci mila euro di cui cinque mila furono versati a Donato qualche giorno dopo.

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