Processo Borsellino, depone Contri: | "Voci infami su Falcone e l'Addaura"

Processo Borsellino, depone Contri: | “Voci infami su Falcone e l’Addaura”

L'ex consigliere del Csm ha parlato del fallito attentato nei confronti di Falcone (nella foto) e dei giorni antecendeti alla strage di via D'Amelio: "Alcuni giorni prima che fosse ucciso, incontrai Borsellino e mi disse di essere 'in corsa' contro il tempo".

CALTANISSETTA – “Alcuni giorni prima che fosse ucciso, incontrai Paolo Borsellino a Roma. Era il 9 o il 16 luglio. C’eravamo dati appuntamento nell’albergo in cui entrambi alloggiavamo. Mi pregò di intervenire presso il Governo per accelerare i tempi di approvazione di certe leggi. Mi disse ‘io ne sto interrogando 9, vado avanti e indietro dalla Germania e ho bisogno che questi approvino certe leggi. La mia è una corsa contro il tempo’”. Lo ha raccontato l’ex segretario generale di Palazzo Chigi ed ex consigliere del Csm Fernanda Contri, deponendo al processo sulla strage di via D’Amelio, costata la vita al giudice Borsellino e agli agenti della sua scorta, in corso davanti alla corte d’assise di Caltanissetta. “Io – ha aggiunto – finsi di capire che, riferendosi al poco tempo che gli era rimasto, avesse accennato alla conversione di un decreto, ma lui mi rispose: ‘La mia è una lotta contro tutti i tempi e tu hai capito benissimo cosa voglio dire, me lo disse con un sorriso tristissimo’”.

Contri ha parlato anche del fallito attentato a Giovanni Falcone all’Addaura: “Dopo il fallito attentato all’Addaura a Giovanni Falcone fu messa in giro la voce che che Falcone se l’era fatto da solo. Io andai a trovarlo per fargli sapere che almeno uno dei consiglieri del Csm non pensava questa infamità”. In quell’occasione la teste restò in Sicilia e incontro l’allora colonnello del Ros Mario Mori – anche lui citato a deporre al processo – “gli chiesi – ha aggiunto – se sapeva qualcosa dell’attentato e come era potuta nascere quella voce”. Contri ha ricordato che in occasione della sua visita nella villa dell’Addaura a Falcone suonava continuamente il telefono. “La moglie di Falcone si alzava continuamente per rispondere – ha spiegato – ma dall’altra parte nessuno parlava. Lei era molto scossa”. La teste ha sostenuto di non avere mai ricevuto da Falcone confidenze sulle “menti raffinatissime” che c’erano dietro all’attentato e di cui lui stesso parlò nel corso di un’audizione davanti al Csm. Il processo per la strage di via D’Amelio è stato rinviato all’11 febbraio per la deposizione di Massimo Ciancimino.

Per quanto riguarda la presunta trattativa Stato-mafia “Mori non mi parlò mai di trattativa né mi accennò mai al fatto che qualcuno potesse avere tradito la sua fiducia”. La trattativa Stato-mafia scoperta e avversata da Borsellino, nella ricostruzione dei pm, sarebbe il movente dell’eccidio di via D’Amelio. Contri venne nominata dall’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato segretario generale e prese servizio l’uno luglio del 1992. La teste ha ricostruito alcuni suoi incontri con il generale Mario Mori, all’epoca vicecomandante del Ros. Il primo avvenne nell’agosto del 1989 dopo il fallito attentato all’Addaura a Giovanni Falcone. “Cercai Mori per chiedergli se sapeva qualcosa dell’attentato – ha detto – e per capire come era potuta nascere la voce che Falcone quell’attentato se l’era fatto da solo, voce diffusa subito dopo la scoperta del tritolo”. “Mori – ha aggiunto – escluse che quella voce fosse fondata”. Successivamente Contri vide l’allora colonnello nel 1992, il 22 luglio, a pochi giorni dall’uccisione di Paolo Borsellino, e il 28 dicembre. “A luglio – ha detto – quando non erano stati ancora celebrati i funerali di Borsellino cercai Mori per cercare di capire come era possibile che a meno di due mesi dalla strage di Capaci la mafia avesse colpito di nuovo. Mi pareva una cosa del tutto nuova nella strategia mafiosa. Gli chiesi se sapeva qualcosa e lui mi disse che era troppo presto per arrivare a conclusioni. Eravamo entrambi sconvolti”. “Non ricordo – ha aggiunto – se in quella circostanza o a dicembre, in occasione dell’altro incontro, mi disse che stava incontrando Ciancimino e che secondo lui non era solo uno dei capi della mafia ma che poteva essere il capo di Cosa nostra. Non mi parlo’ mai di una trattativa in corso. Ebbi l’impressione di un rapporto che stava per cominciare”.


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