MASCALUCIA – Teoricamente, il suo scopo era favorire la trasgressione, la libertà sessuale e gli scambi di coppia. In realtà, secondo i carabinieri, era una casa chiusa. Punto e basta. Approda in aula già parzialmente prescritto, con 14 imputati, il processo sullo scandalo del Divina Club di Mascalucia. In quei divanetti, secondo l’accusa, stazionavano prostitute e clienti.
Gli ideatori
Undici persone, tra cui tre catanesi ritenuti “ideatori e organizzatori” dell’attività di prostituzione – il quarantacinque L.F. e le due donne N.A. di 43 anni e C.A. di 52, difesi dall’avvocato Francesco Antille – sono accusati di associazione a delinquere. Un’organizzazione che sarebbe finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione. Fu scoperta dai carabinieri nel 2013.
L’udienza
Si andrà in aula il prossimo 23 novembre, quando gli imputati saranno chiamati ad accettare o meno la prescrizione del reato di associazione a delinquere. L’inchiesta è stata condotta dai carabinieri della Compagnia di Gravina, coordinata dai pubblici ministeri Rocco Liguori e Rosaria Molè.
Le accuse
In tre come detto sarebbero stati gli organizzatori. In cinque si sarebbero occupati dell’adescamento di single in chat, dell’accompagnamento dei nuovi clienti al locale. Avrebbero gestito la manutenzione del sito internet, la gestione della “reception” e le telefonate. E si sarebbero occupati anche dell’approvvigionamento dei beni strumentali al funzionamento del club.
Le coppie aperte
Altri quattro infine si sarebbero limitati ad assicurare la propria e quella delle mogli per garantire “il buon funzionamento della serata” e “l’esercizio del meretricio”. Agli altri, tutti tranne una presunta prostituta romena – accusata solo di false informazioni al pubblico ministero – è contestata solo la violazione della legge Merlin.
L’arresto
La romena, nello specifico, avrebbe falsamente dichiarato di non aver ricevuto soldi da L.F. per le prestazioni sessuali. A sbugiardarla, però, sarebbe un’intercettazione telefonica. Quest’ultimo è l’unico che fu arrestato dai carabinieri, nel 2013, nell’ambito dell’operazione. Gli altri denunciati a piede libero. I carabinieri hanno svolto intercettazioni, servizi di osservazione e pedinamento.

