PALERMO – I carabinieri l’hanno denominata operazione “Coraggio”. Il coraggio di una madre di liberare il figlio dalle catene della droga, denunciando il suo spacciatore.
Ci andavano giù pesante tra Terrasini e Cinisi. Ragazzi neppure maggiorenni hanno iniziato a fumare hashish e marijuana per poi passare alla cocaina.
I carabinieri della Compagnia di Carini hanno arrestato il presunto capo della gang, Matteo Finazzo, 35 anni, a cui sono stati concessi i domiciliari, e raccolto la richiesta di aiuto della mamma di uno dei giovanissimi consumatori.
Suo figlio Paolo, il nome è di fantasia, aveva accumulato un debito che superava i diecimila euro. Da casa era sparito di tutto: soldi, piccoli elettrodomestici, oggetti in oro, persino le fedi nuziali per fronteggiare un debito che si ingrossava ogni giorno di più. Fino a quando non è sparita pure una bici elettrica, lasciata in pegno al pusher in attesa che il ragazzino racimolasse il denaro.
La madre ha scelto di vestire i panni del detective privato. Prima ha agganciato uno spacciatore soprannominato “Totò il pollo”. Lo ha rintracciato via Facebook e una volta ottenuto in chat il numero di telefono ha concordato un appuntamento. Il figlio “rischiava grosso” perché ormai aveva debiti con diversi fornitori.
Quindi, la donna ha incontrato faccia a faccia Finazzo portandosi dietro un registratore. Gli ha fatto credere che era andata lì per saldare l’ultimo debito del figlio e chiedergli una mano. Voleva che né lui né altri pusher gli vendessero la roba: “… gli davo qualcosa ma l’inferno lo stesso perché tutti i giorni era un chiedermi soldi.. ritirarsi tardi e quant’altro.. ma io posso fare questa vita? Io l’altro giorno sono purtroppo sono dovuta andare pure dai carabinieri… per farmi aiutare con gli assistenti sociali più che altro…”.
Finazzo è caduto nella trappola. “… questi sono vizi brutti…”, ha detto alla donna che uscì’ dei soldi dalla tasca: “… per il momento ti do sessanta euro… diminuiamo… ti rimango a dare centoo.. .centonovantacinque era?”. “Va bene signora non si preoccupi”, rispondeva il pusher.
La richiesta di aiuto si faceva esplicita: “… tu intanto se mi puoi aiutare a non fargli dare niente.”. Risposta affermativa: “… a quelli.. a Terrasini dove è andato lui per il televisore e cose se ci va.. non gli danno niente…”. La confessione, divenuta l’ossatura della richiesta di arresto dei pubblici ministeri Enrico Bologna e Dario Scaletta, è stata accolta dal gip Annalisa Tesoriere.

