PALERMO – Non c’è ancora un caso Pizzarotti, né un caso Nogarin. Nessun sindaco grillino, in Sicilia, è stato finora coinvolto inchieste giudiziarie. Ma le amministrazioni a cinque stelle, nell’Isola, procedono a fatica, tra polemiche e scivoloni, liti e cacciate clamorose. E pentimenti repentini. Da Gela a Bagheria, passando per Ragusa, le cronache politiche sono state scandite da inciampi che hanno finito per offuscare la “purezza” del Movimento: incarichi disinvolti, sindaci con case “abusive”, e litigate furiose, scissioni, fughe.
Bagheria, tra parentopoli e abusivismo
L’ultima grana, per il giovane sindaco di Bagheria Patrizio Cinque, paradossalmente, risiede nella voglia di “controllare” l’operato della pubblica amministrazione. Il primo cittadino, infatti, ha deciso di nominare tre componenti dell’Organismo indipendente di valutazione: il costo? Seimila euro a testa. Uno spreco, gli è stato fatto notare dai revisori dei conti del Comune. “Ma come? Siamo in dissesto e nomini tre esterni?” hanno tuonato i controllori. Che hanno ricordato come la norma consentisse la nomina di un solo componente dell’Oiv. “Il sindaco – l’accusa del vicepresidente del Consiglio comunale Maurizio Lo Galbo – segue la strada dello sperpero di denaro pubblico preferendo alimentare la pomposità burocratica. È una decisione – continua Lo Galbo – che ci appare assurda e inadeguata sia rispetto alle condizioni di dissesto finanziarie in cui versa il Comune, sia rispetto al momento di gravissima crisi economica e sociale della nostra città”.
Ma i revisori dei conti avevano già in passato bacchettato l’amministrazione Cinque. Tra le altre cose, il collegio avevo prescritto “di non affidare singoli incarichi per singole cause”. Gli incarichi finiti nel mirino dei revisori e poi dell’opposizione sono quelli giunti a Vittorio Fiasconaro, Giorgio Castelli e Alessandro Tomasello. Fiasconaro è un militante del movimento nel paese di Santa Flavia, a due passi da Bagheria. Con cinque delibere comunali differenti, la giunta di Patrizio Cinque ha attribuito all’attivista incarichi per oltre 26 mila euro. Vincenza Scardina è, invece, la cognata dell’assessore a cinque stelle Alessandro Tomasello: per lei incarico fiduciario da 14.173 euro. Infine, ecco Giorgio Castelli, padre di Filippo, consigliere comunale dei grillini a Bagheria. Il sindaco lo ha nominato componente del comitato dei garanti. Un organismo che ha il compito, tra la altre cose, di valutare ed eventualmente sanzionare l’attività dei dirigenti comunali. Un incarico, in questo caso, ricoperto a titolo gratuito. Insieme a questi, anche il caso delle assunzioni nella cooperativa che gestisce l’asilo nido comunale, dove è stata chiamata la sorella dell’ex capogruppo del Movimento (Marco Maggiore) e la moglie di un candidato (non eletto) nella lista Cinquestelle. Quanto basta per spingere l’opposizione a parlare di “parentopoli a cinque stelle”. “Sono incarichi attribuiti sulla base dei curriculum. E comunque si tratta di incarichi fiduciari” ha replicato il sindaco.
Che ha poi dovuto allontanare le ombre sorte in seguito a un servizio delle Iene. Il tema era quello “caldissimo” dell’abusivismo. Tra accuse, smentite, carte e planimetrie, alla fine è emerso che sia la casa dell’assessore all’Urbanistica Luca Tripoli che quella dei genitori del sindaco erano “abusive”, ovvero non ancora sanate. Un mezzo terremoto, che portò spinse il sindaco a pubbliche scuse per “le imprecisioni” espresse di fronte ai microfoni di Italia Uno: “Credevo che la casa fosse stata sanata”. Inciampi, dicevamo, di un sindaco che, però, a qualcuno deve aver dato fastidio. Il suo nome saltò fuori dalle intercettazioni che portarono all’operazione antimafia “Panta Rei”. Uno dei 38 arrestati, Pasquale Di Salvo, detto così si lamentava del sindaco: “Come vede due tre persone, si apparecchia l’orecchio e ti manda gli sbirri eh… non puoi avvicinare un assessore, non puoi avvicinare a nessuno perché già subito… fa… dice… di cosa state discutendo, cosa state progettando? Con questo sindaco che c’è qui… questo denuncia tutti… neanche gli occhi per piangere restano.”
Grillini pentiti, la guerra gelese, la scissione ragusana
Ma la storia di Baaria cinquestelle è solo una delle tante piccole e grandi contraddizioni grilline in Sicilia. Ne sa qualcosa Antonio Venturino da Piazza Armerina, eletto all’Ars col Movimento e animatore di quel “Modello Sicilia” che aveva portato i pentastellati a dialogare con Crocetta. Venturino verrà scelto dai compagni-colleghi di Sala d’Ercole persino come vicepresidente dell’Ars. Fino allo strappo. Consumatosi per motivazioni politiche, secondo il deputato (la decisione del Movimento di “allontanarsi da Crocetta”), il mancato rispetto dell’impegno a cedere parte dello stipendio per un Fondo per il microcredito secondo gli altri grillini. Così, addio Cinquestelle ed ecco l’approdo – ironia della sorte grillina – in un partito che porta il glorioso nome di un protagonista assoluto di quella Prima Repubblica che i grillini guardano con sdegno: il Partito socialista. Nelle file di Sinistra Italiana, invece, è finito il senatore siciliano Francesco Campanella. Cacciato dal partito per aver espresso qualche opinione critica nei confronti di Beppe Grillo, in occasione del “video-confronto” con Renzi.
E questa è una delle accuse piovute anche su Movimento siciliano. Quello di un controllo che non lascia margini, nemmeno per il confronto. Con conseguenze che spesso fanno rima con “fallimento”. Come a Gela, città-chiave per tantissimi, sia perché città del governatore, sia per la spinosa vertenza del petrolchimico. Il sindaco grillino. Sebastiano Messinese è stato cacciato dal movimento per la scelta, a sua volta, di estromettere dalla giunta tre assessori. Una cacciata, quella decisa dai leader regionale Cinquestelle, che riflette anche le spaccature a Gela dei pentastellati in due meet-up. Uno a sostegno del sindaco, l’altro contrario. Quest’ultimo, stando alle parole di Messinese, rifletterebbe l’influenza dell’ex capogruppo all’Ars e ultimo candidato a Palazzo d’Orleans dei Cinquestelle, cioè il nisseno Giancarlo Cancelleri. Ma per il Movimento, il sindaco poi avrebbe avuto anche la colpa di avallare il protocollo di intesa tra Eni, Ministero dello Sviluppo economico e Regione e quella legata a un incarico conferito a Lucio Greco, candidato alle ultime elezioni comunali con liste che facevano riferimento al Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano. Un clamoroso “inciucio”, per i più agguerriti nemici della “casta”.
Ti sposti un po’, e trovi nuovi guai in un’altra amministrazione grillina, quella di Ragusa, guidata dal sindaco Federico Piccitto. Finito al centro delle polemiche più volte, prima per un sospetto (e assai fumoso, a dire il vero) caso di parentopoli che ha portato alle dimissioni l’assessore ai Beni culturali Stefania Campo, poi anche in occasione della proroga per la gestione del canile municipale, finito nelle mani di Biagio Battaglia, tra i militanti più attivi del meet-up ragusano e già nello staff dello stesso sindaco. Ma i veri problemi a Ragusa sono politici: la maggioranza, di fatto, non esiste più. E proprio pochi giorni fa, il voto sull’utilizzo del mezzo milione ottenuto dalla tassa di soggiorno ha fatto parlare anche stavolta di “inciucio”, ma col Pd che oggi a Ragusa è rappresentato dal neorenziano ed ex sindaco di Forza Italia Nello Dipasquale. Mentre una consigliera grillina ha dovuto dimettersi: Gianna Sigona aveva pubblicato sul proprio profilo facebook la foto di alcuni busti di Mussolini, nei giorni vicini al 25 aprile. “Fuori”, hanno decretato i grillini. In difesa della propria purezza. La porta per uscire dal Movimento, questa volta, è in fondo a destra.

