Referendum, Carolina Varchi: le ragioni del Sì

Referendum, votare Sì per eliminare l’invasione delle correnti

Il dibattito sul referendum. La parlamentare nazionale FdI

Continua il viaggio di LiveSicilia nella matassa del referendum sulla giustizia. Le ragioni del Sì espresse da Carolina Varchi, capogruppo FdI in commissione di giustizia alla Camera dei deputati.

Caro Direttore,

La ringrazio per aver dato spazio alle ragioni del sì al referendum sulla separazione delle carriere di giudice e pubblico ministero. Da anni sostengo la necessità di questa riforma ed infatti, da presidente dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati, ho contribuito alla raccolta firme promossa dai penalisti italiani per la legge di iniziativa popolare che abbiamo esaminato – senza giungere all’approvazione – nella scorsa legislatura.

Naturalmente ciò che nove o dieci anni fa appariva come una questione da addetti ai lavori, è entrata prepotentemente nelle case degli italiani dopo il c.d. “scandalo Palamara” che ha mostrato all’Italia intera le patologie correntizie dell’Associazione Nazionale Magistrati a causa di pochi magistrati “militanti” ed organizzati nelle rispettive correnti, strumenti utili all’occupazione di uffici direttivi e semidirettivi di Procure e Tribunali d’Italia non già in base al merito ma esclusivamente in base all’appartenenza correntizia.

Tutti gli italiani possono constatare come, grazie alle correnti, una piccola parte della magistratura riesca ad invadere sistematicamente le sfere degli altri poteri dello Stato, contrastando apertamente le politiche dell’esecutivo con provvedimenti che neutralizzano le iniziative politiche di un governo legittimamente scelto dagli italiani, ad esempio sui CPR in Albania o sui paesi sicuri.

E neanche fanno il tentativo di nascondersi, anzi, rivendicano pubblicamente la propria militanza in aperto contrasto alle politiche di contenimento dei flussi migratori. Oggi abbiamo la possibilità, con il voto confermativo del 22 e 23 marzo, di introdurre delle significative novità nel nostro ordinamento giudiziario per disarticolare le correnti dando un seguito alla legittima ondata di indignazione che ha pervaso gli italiani dopo le note e scandalose vicende alle quali la magistratura non ha mai pensato di porre rimedio.

Ogni magistrato è e, resterà anche dopo questa riforma, voglio ribadirlo, indipendente dal potere politico e lo diventerà anche dagli orientamenti politici del CSM che esercita non solo il potere di nomina ma anche il potere disciplinare che, finalmente, questa riforma assegna ad un nuovo organismo: l’Alta Corte disciplinare.

La potestà disciplinare è stata sinora esercitata in modo molto blando e selettivo: pugno durissimo (doverosamente) con Palamara ma tutti coloro nominati grazie al sistema che lui governava? E ancora, un magistrato che sbaglia, paga come un qualsiasi cittadino? No. La giustizia interna è molto clemente nei confronti dei colleghi che dimenticano in cella qualcuno, che ritardano fino a 600 giorni, cioè due anni, il deposito di una sentenza, che molestano una collega, che picchiano la moglie: per loro qualche mese di contributi in meno ai fini pensionistici, poco più di un buffetto sulla guancia se confrontato ai danni arrecati ai malcapitati cittadini.

Ed allora, se chiunque di loro è legittimato ad emettere una sentenza nei confronti di un cittadino, lo sarà anche, per sorteggio, a decidere della carriera e degli errori dei suoi colleghi. Non a caso, infatti, la stragrande maggioranza dei magistrati italiani attende con serenità l’esito del referendum e solo una piccola parte organizzata e militante, sta facendo propaganda per il no con ogni strumento a disposizione (anche utilizzando con protervia spazi che non gli appartengono come dimostrano i manifesti esposti dentro il Tribunale di Reggio Calabria), proprio per difendere le prerogative correntizie che tanto male hanno fatto alla credibilità della magistratura in Italia.

Ecco perché il sorteggio diventa la panacea di tutti i mali: frantumerà il sistema delle correnti che ha ridotto il CSM a terreno di scontro politico. I principi cardine della riforma, in definitiva, sono tre: due CSM per PM e giudici affinché i cittadini non vedano in aula un giudice terzo che però indossa la stessa maglia dell’altra parte; Alta Corte disciplinare per rompere il vincolo che oggi lega i magistrati incolpati e quelli che devono giudicarli e sanzionarli; sorteggio per disarticolare le correnti che hanno lottizzato Procure e Tribunali di tutta Italia.

Votando sì al referendum, introdurremo delle novità che spazzeranno via le correnti e restituiranno alla magistratura italiana la credibilità che ha perso a causa dei comportamenti scellerati di alcuni suoi esponenti.

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