Quello che è successo a Ragalna, in questi giorni, potrebbe essere ricordato, in futuro, come il sigillo sulla candidatura bis del presidente della Regione, Renato Schifani. Per un semplice motivo, se non altro. Perché sarà complicato tornare indietro, rispetto ai consensi espressi nel centrodestra.
Il ‘punto di non ritorno’
Uno, soprattutto, è il cardine dei discorsi che prendiamo come dato politico da valutare oggettivamente. Se la premessa dei ragionamenti degli intervenuti nella coalizione, a vario titolo, è il riconoscimento al governo ‘che sta lavorando bene’, cosa consiglierebbe un cambio?
Il diritto all’incoerenza esiste, ma bisognerebbe spiegarlo. La tattica è il brodo primordiale della politica, con i suoi scarti e i suoi capovolgimenti. Ma i giorni di Ragalna hanno tracciato una strada elettorale. Almeno così sembra.
La Sicilia che (non) vorrei, scrive Varchi
Un’altra opinione autorevole sul contesto è quello dell’onorevole Carolina Varchi, nel suo intervento complessivo per ‘La Sicilia che (non) vorrei’. Discutendo dei problema e delle soluzioni, scrive: “In questo quadro è corretto riconoscere al centrodestra oggi guidato dal presidente Renato Schifani un approccio diverso, anche nel solco della continuità. La coalizione di governo, nella quale Fratelli d’Italia è protagonista indiscusso, alleato leale e punto di riferimento certo e determinante, sta dimostrando di voler collocare alcune scelte dentro un orizzonte che va oltre il quinquennio del mandato e oltre l’ordinaria amministrazione”.
Cosa è successo a Ragalna
Il dato politico, appunto, è stato sviscerato dal nostro Salvo Cataldo: ‘Un competitor in meno e tre endorsement favorevoli che si aggiungono a quello del presidente del Senato Ignazio La Russa. Il bilancio per Renato Schifani, al termine di un venerdì che ha visto Ragalna come epicentro della politica regionale, è positivo’.
‘Dalla convention EtnaForum 2026, in una delle giornate più calde di un’estate infernale, sono arrivate le notizie più confortanti per Schifani – abbiamo scritto -. A partire dalle parole del suo predecessore Nello Musumeci, che con una buona dose di garbo ha sgombrato il campo da ogni fraintendimento togliendo linfa ai retroscenisti: l’attuale ministro della Protezione civile non intende più candidarsi per la presidenza della Regione’.
Di acqua sotto i ponti ne dovrà , ovviamente, passare prima delle elezioni. Fermo restando che tutto è legato alle famose ‘dinamiche nazionali’.
Centrodestra e Centrosinistra
Dall’altra parte, intanto, che succede? “Il centrodestra può vincere le prossime elezioni regionali ‘direttamente’ o ‘indirettamente’, per merito proprio o per ‘merito’ altrui – è l’analisi del presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno –. Può vincere allargando la coalizione a soggetti qualificati come Cateno De Luca, che ha dimostrato di essere in grado di fare risultati ‘non ordinari’ e non soltanto a Messina, oppure ‘indirettamente’ per via di un centrosinistra che magari si spacca, come già successo in passato, visto che ad oggi il loro unico candidato è Ismaele La Vardera“.
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Un’analisi sicuramente interessata e di parte, che, tuttavia, non sembra non lontanissima della realtà. Il dossier essenziale sul candidato presidente, nel centrodestra, appare avviato. Nel centrosinistra non è nemmeno cominciato.
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