Rete ospedaliera, Venezia: il governo abbandona le aree interne

Rete ospedaliera, Venezia: il governo abbandona le aree interne

L'intervento del deputato regionale del Pd

PALERMO – “La bozza della nuova rete ospedaliera siciliana penalizza ancora una volta gli ospedali delle aree interne e marginali mettendo in discussione il diritto alla salute di centinaia di migliaia di cittadini e, in particolare, dei soggetti più fragili e degli anziani. La politica regionale dovrebbe capire che il fenomeno dello spopolamento, che determina a cascata il drastico calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione, non dipende solo da motivazioni economiche e occupazionali, ma anche dalla qualità dei servizi, a partire proprio dalla sanità”. Lo dichiara Fabio Venezia, parlamentare regionale del PD e Vice presidente della Commissione Bilancio all’ARS.

“Tali scelte – continua il parlamentare dem – costringeranno molti pazienti a usufruire di determinati servizi spostandosi nei grandi complessi sanitari delle grandi città o, peggio ancora, in altre regioni con un costo a carico sia degli stessi pazienti ma anche del servizio sanitario regionale. Per fare un esempio nel territorio ennese, proprio per la carenza di servizi sanitari, si è creata nel tempo una tra le più elevate percentuali di “mobilità sanitaria passiva” (nello specifico 35,8% per gli uomini e 32,7% per le donne). Negli ultimi anni l’aumento delle prestazioni nel settore privato ha causato un impoverimento della popolazione, che è costretta a pagare perché non può attendere i tempi del Servizio Sanitario Regionale. La Sicilia ha registrato una spesa annua pro capite di oltre 2 mila euro confermandosi tra le regioni con spesa sanitaria più rilevante”.

“Esprimiamo la nostra forte preoccupazione per queste scelte – conclude Venezia – che vanno a discapito dell’equità di accesso alle cure e minano la credibilità delle istituzioni sanitarie pubbliche e siamo pronti a una grande battaglia per il diritto alla salute per dare voce a quei cittadini che vogliono una pubblica attenta ai pazienti e non ai giochi di potere”.

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