PALERMO – I sindacati del pubblico impiego vanno in pressing sulla riforma della dirigenza alla Regione Siciliana. Il ddl del governo, che dall’aula era tornato nelle commissioni, ora è fermo in commissione Bilancio. Fp Cgil, Cisl Fp, Sadirs, Ugl autonomie e Uil Fpl hanno scritto al presidente della Regione, Renato Schifani, per chiedere un incontro.
La lettera dei sindacati a Schifani
I sindacati temono che le nuove norme possano arenarsi. E davanti all’incertezza sull’iter del ddl hanno preso carta e penna per scrivere a Schifani. Le sigle spiegano che i problemi di copertura finanziaria segnalati in commissione in realtà non esisterebbero o, ad ogni modo, non sarebbero tali da giustificare il rallentamento dell’iter legislativo.
Cosa prevede la riforma della dirigenza
Le nuove regole, attese da oltre 25 anni, dovrebbe mandare in soffitta la cosiddetta ‘terza fascia’ nella quale al momento trova posto la quasi totalità dei dirigenti regionali. Un’anomalia tutta siciliana rispetta al sistema nazionale. Dopo un’iniziale versione del ddl con l’introduzione di una sola fascia unica, il governo è tornato sui suoi passi dando ascolto ai sindacati e mantenendo la prima e la seconda fascia.
Degli attuali 33 direttori generali, soltanto uno risulta in prima fascia e due in seconda. La restante parte dei dg rientra nella terza fascia. Pomo della discordia anche una norma che prevede la permanenza minima di cinque anni in seconda fascia per potere accedere in seguito alla prima. Un articolo che, secondo alcune interpretazioni, creerebbe una lista di dirigenti ‘privilegiati’. le sigle, però, contestano questa accusa.
Dirigenza, i sindacati: “Arminizzare le regole a quelle statali”
I sindacati, nella lettera, esplicitano il loro obiettivo: “Armonizzare la disciplina regionale con il modello nazionale garantendo regole uniformi, trasparenza, meritocrazia e pari condizioni, senza deroghe o soluzioni particolari rispetto alla disciplina vigente a livello nazionale”.
La riforma, inoltre, secondo i sindacati, si accompagna in parallelo allo sblocco dei concorsi per l’assunzione di nuovo personale dirigenziale alla Regione, anche in virtù dell’accordo con lo Stato che darà la possibilità nel triennio 2026-2028 di autorizzare un turnover pari al 125% delle cessazioni dell’anno precedente.
Se la riforma dovesse restare su un binario morto, invece, le sigle manifestano il rischio di una “situazione paradossale e ingiusta” proprio davanti ai nuovi concorsi. I nuovi assunti, infatti, entrerebbero di diritto in seconda fascia e gli attuali dirigenti resterebbero relegati in terza, in una posizione inferiore rispetto ai nuovi arrivati.
Il messaggio alla politica regionale
Le sigle mandano anche un messaggio chiaro alla politica: “Chiunque ostacolasse o ritardasse ulteriormente il percorso legislativo si assumerebbe una responsabilità politica gravissima – scrivono – con inevitabili e pesanti conseguenze sull’organizzazione dell’Amministrazione regionale e sul clima interno”.

