CATANIA – Avrebbe simulato un rapporto di lavoro subordinato per ottenere indebiti rimborsi dal Comune di Catania. E’ questa l’accusa contestata al consigliere comunale Manlio Messina dalla Procura di Catania, che ha chiesto il rinvio a giudizio per il consigliere comunale Manlio Messina, e per i suoi datori di lavoro Daniele Agatino Belfiore e Giuseppe Anastasio Privitera. Il reato è truffa aggravata allo Stato per oltre 30 mila euro. Già fissata l’udienza preliminare, che sarà il 17 novembre davanti al Gup.
In quella sede il capogruppo di Area Centro Destra dovrà difendersi dai reati emersi dall’indagine condotta dalla Guardia di Finanza, e che lo scorso marzo portarono al sequestro preventivo per equivalente di un immobile riconducibile a uno dei due amministratori dell’azienda.
Il Tribunale del Riesame, nei giorni successivi all’esecuzione della misura cautelare reale, ha confermato l’impianto accusatorio ma ha rimodulato il valore della truffa, e dunque del sequestro, da 45 mila euro a circa 30 mila euro.
Le contestazioni a Messina, Belfiore e Privitera sono imputabili al periodo compreso tra novembre 2010 e gennaio 2012. L’inchiesta è scattata nel 2013 e si è articolata sulla “falsa riga” di quella che ha portato sul banco degli imputati tre ex consiglieri provinciali. Per l’accusa “Daniele Agatino Belfiore e Giuseppe Anastasio Privitera, quali soci amministratori della Pri.Bel, avrebbero simulato l’assunzione di Manlio Messina, con lettera di assunzione del 19/11/2010, successiva all’elezione a consigliere comunale, che è avvenuta nel giugno 2008”. A Messina fu conferita la mansione di “direttore commerciale”, con un trattamento retributivo pari ad euro 3.300 euro lordi mensili.
Secondo la Procura la condotta dei due ha indotto in errore il Comune di Catania che “in ordine al rapporto di lavoro” ha disposto, in ottemperanza alla Legge Regionale 30 del 2000, mediante apposite delibere, il rimborso alla società dei permessi giornalieri retribuiti mensilmente. Gli impegni istituzionali di Messina ammonterebbero, secondo i calcoli dei finanzieri, a circa 20 giorni al mese. Il “sistema” scoperto avrebbe “procurato un ingiusto profitto a Messina, con contestuale danno a carico del Comune di Catania”. La condotta, secondo gli investigatori, sarebbe aggravata dal fatto di aver “commesso il fatto in danno di un ente pubblio e di aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità”.
LA REPLICA. Il consigliere comunale Manlio Messina, contattato da LiveSicilia, mantiene la posizione manifestata a marzo, in occasione dell’esecuzione del provvedimento cautelare da parte della Guardia Di Finanza. Il politico catanese ribadisce la sua “totale serenità e fiducia nell’operato della magistratura. Avendo realmente lavorato per la società PRI.BEL, saremo in grado di dimostrare realmente l’attività svolta e la correttezza delle procedure avviate dall’azienda per l’erogazione dei rimborsi da parte del Comune di Catania. E’ doveroso precisare – aggiunge Messina – che i rimborsi sono stati richiesti solamente per 14 mesi, a fronte dei complessivi tre anni in cui ho prestato la mia attività lavorativa. Si tratta – conclude – di rimborsi richiesti ed erogati nella sussistenza dei presupposti di legge, così come previsti dall’art. 20 della legge regionale n. 30 del 2000.”

