Palermo, buche sui marciapiedi: cade e viene risarcita

In una città “civilizzata” marciapiedi senza buche: Comune condannato

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Una donna sarà risarcita dopo una rovinosa caduta

PALERMO – C’era una buca sul marciapiede. Il comune di Palermo è responsabile della rovinosa caduta di una donna e deve risarcirla con quasi 37 mila euro. Lo ha deciso il giudice monocratico Davide Romeo della terza sezione civile del tribunale. Il principio della sentenza è che l’amministrazione comunale resta custode di strade e marciapiedi anche quando ha affidato a terzi, in questo caso la Rap, il servizio di manutenzione.

La caduta avvenne nel gennaio 2023 in via Federico Ferrari Orsi (quartiere Settecannoli). Alle 18.40 la strada era al buoi. Il referto riportava: “Trauma distorsivo caviglia sinistra e destra, con frattura trimalleolare destra e frattura base quinto metatarso piede destro”. Lesioni ritenute compatibili con la caduta a cui avevano assistito dei testimoni.

Buche sui marciapiedi, perché il Comune deve risarcire

Dal giudice, che ha accolto la richiesta di risarcimento danni avanzata dall’avvocato Giuseppe Di Stefano, arriva una bacchetta per le condizioni disastrate di molti marciapiedi cittadini: “La presenza di una anomalia sul manto stradale non è circostanza fisiologica e quindi normalmente prevedibile da chi delle strade faccia uso, posto che è lecito attendersi – in una comunità mediamente civilizzata – che il suddetto manto stradale abbia un andamento (almeno tendenzialmente) regolare”.

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Marciapiedi dissestati e buche, cosa dice la sentenza

È vero che c’è “l’obbligo di diligenza e di prudenza pure incombente su qualunque utente della strada” ma “non può far configurare gli estremi di una condotta colposa dell’utente medesimo”. Non si può pretendere da chi cammina per strada “un costante monitoraggio dello stato dell’asfalto stradale, tale da consentire il rilievo di ogni patologia che esso possa presentare”.

La buca non era un’insidia, né la caduta fu un fatto fortuito. Il marciapiede malridotto era, e molto spesso lo è ancora in altre parti della città, frutto di una “patologia attinente alla condizione della rete viaria e pedonale”.
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