Alan Kurdi e il 'no' allo sbarco| Archiviato Salvini

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Commenti

    siamo con te matteo asfaltali

    Salvini vai avanti non avere paura di questi magistrati politicizzati. Vogliono l’invasiona barbarica in Italia e tutti questi di sinistra sono d’accordo.

    il medio evo è finito, lo sai?

    parla per te, lascia stare gli altri

    Che commenti! Ridicoli! Piccoli uomini del sud sudditi del barbaro nordista.

    Aspetto che ad ogni modo la magistratura usi la stessa prassi ( indagine e poi magari archiviazione ) per l’ultimo evento che tenne in mare per ben 13 giorni la nave, con al governo il PD-M5S

    vittorio anche io parlo per me, per esempio anche a me Salvini non tanto piace, adesso per esempio sembra stia quatto quatto come una belva in attesa di sferrare davvero un attacco mortale e prendere in toto il potere, ho come questa impressione, giusta o sbagliata che sia, comunque quello che vorrei è una persona che faccia determinate politiche:
    -basta immigrazione selvaggia
    -se condannati per spaccio ed altro escluso eomici se extracomunitari espatriarli.
    – tasse rivedere questo sistema allucinante ITALIA
    – farei dei bei campi di lavoro non arresti domiciliari, ci sono tante strade e campagne demaniali da pulire e cosi’ si è sicuri pure di controllarli tutti almeno in quelle ore, e in ogni caso devono pagare, ecco il loro pagamento di tutto sarà ad ore e solo i contributi minimi versati come periodo lavorativo
    perchè mi spiace dirlo questi signori chiunque essi siano, anche dai domiciliari continuano la loro attività è inutile condannatli, è inutile testimoniare contro costoro se domani un giudice te li rilascia e te li puoi trovare di fronte ed il tuo intervento la tua educazione civica etc, vale NULLA,
    Ecco, SALVINI non lo è di certo, ha solo 1 o 2 cose dell’elenco con cui cavalca l’onda e fose ci illude pure, MA VEDETE qualche altro che si sta elevando a combattere tutto ciò? NO!!! tolto lui barchette a gogoì specie Tunisine, quindi per favore non facciamo i ridicoli e rendiamoci conto che sono proprio le politiche di questi partiti che ci stanno lanciano in massa nella Lega perchè oramai avete esaurito ogni soglia oltre la disperazione, non vi sono ribellioni in strada forse perchè ancora crediamo nella democrazia, e questo è un bene per tutti, guai se dovesse mancare questa fiducia, abbiamo già caos il tutto ci porterebbe in una rivolta civile, non è che il Governo di adesso ci allontani poi tanto da questo Baratro.

    Vittorio, quando Giuseppe dice:”siamo con te Salvini asfaltali” sicuramente aveva già escluso te che ti senti chiamato in causa come se avessi la coda di paglia.

    Ma come ti permetti di offendere, ma chi sei da dove vieni, cosa fai, quale cultura hai che sono i tuoi frequentatori, credo che sicuramente sari un grande paranoide.

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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