Un cuore sulle ruote per sperare | Ecco Salvo che corre con il vento

Un cuore sulle ruote per sperare | Ecco Salvo che corre con il vento

La storia di Salvo Campanella che perse le gambe e salì sopra una bici. Per non fermarsi mai.

PALERMO – E tu pensi: ma dai, con questo tempo non uscirà… Le raffiche di vento sono impetuose, qualche palermitanissima sbrizziata sconsiglia l’attività all’aperto. Un minuto dopo la telefonata: “Ciao, sono Salvo. Mi sto allenando con la bici, ci vediamo tra un’oretta da Spinnato a piazza Politeama”.

Salvo Campanella ha quarantatré anni. Cinque anni fa, ha perso l’uso delle gambe in un incidente ed è salito su una handbike, un santo trabiccolo che si spinge a forza di braccia. Salvo ha un cuore robusto per pompare, vivere e amare. Neanche il maltempo riesce a bloccarlo. Lui è l’uomo che corre, incessantemente corre con il vento.

Ogni tanto lo vedi dalla macchina in via dell’Olimpo con un manipolo di altri meravigliosi, bellissimi, scriteriati compagni di avventura. Bisogna stare attenti: l’handbike è bassa, segnalata da una bandierina verticale. Li scorgi, Salvo e i suoi fratelli di speranza, e vorresti piantare freni – se non fosse rischioso – e correre anche tu, come loro, ad abbracciarli. E dirgli: bravi, ragazzi, ci insegnate cos’è prendere il vento per il bavero e scuoterlo. E poveri noi che abbiamo tutto, non ce ne accorgiamo e ci agitiamo per niente.

Caffè da Spinnato. Salvo Campanella incede con la carrozzina, dando modo a chi osserva di studiare le reazioni popolari al cospetto di un disabile. C’è chi si scansa precipitosamente, come se quelle rotelle potessero trasmettere il virus del disagio. C’è chi accompagna con dolcezza, come per suggerire: amico, non su chi sia tu, ma conta pure su di me.

Due caffè, due bustine di zucchero bianco, un bicchiere d’acqua. Salvo racconta. Vale la pena di starlo a sentire, senza interruzioni o domande cretine, da normodotati: “Lo sport per me è vita. Prendo la bici con ogni tempo, perché mi fa stare bene. Mi libera dai brutti pensieri, mi scarica. Faccio sempre lo stesso giro, passando da viale Dell’Olimpo, dallo Zen… Allo Zen, spesso mi fermano: ‘Cucì, tuttapposto, ti serve niente?’. Quanto sa essere solidale Palermo dove nessuno la guarda… Altri mi chiedono: ‘Scusa, quanto vuschi di pensione?’. In realtà sono invalido all’ottantadue per cento. Per il cento per cento, avrei dovuto essere un vegetale”. E Salvo ride di gusto, davanti agli intricati nonsensi della burocrazia e della primitiva curiosità della miseria, quando intercettano il dolore.

E continua: “L’incidente? Cinque anni fa. Sono caduto nella metropolitana di Catania, mentre lavoravo, e ho sbattuto la schiena. Ho capito subito tutto. Ho chiamato mia moglie: ‘Amore, ti ricordi la maratona di New York che ho sempre sognato? Mi sa che la potrò affrontare in handbike’. Lei è stata grande. E’ rimasta un attimo in silenzio. Ha sussurrato: ‘Vengo a trovarti presto, amore mio’”.

Scusa Salvo, sei precipitato da un carrello elevatore che stava per schiacciarti. Ci hai rimesso le gambe. Dove la trovi la forza? Lui occhieggia e sospira. Risponde con un altro sorriso: “L’ho sempre avuta dentro. Due anni prima dell’accaduto, avevo partecipato alla maratona di Siracusa, da normodotato, perché sono stato sempre uno sportivo. Sono quarantadue chilometri, non è mica uno scherzo. Mentre correvo, c’erano accanto a me dei ragazzi in handbike. Pensavo: che coraggio che hanno, chissà se io avrei lo stesso spirito indomito. Quando mi è successo – come spiegartelo? – ero, in un certo senso, già pronto. Ero calmo. E sono stato fortunato, potevo morire schiacciato nel volo”. Un sorso di caffè: “Sono stato ricoverato a Catania, ho bruciato le tappe della riabilitazione. Sono tornato a Palermo, a Villa delle Ginestre, mi sono messo in handbike. E non mi sono fermato più”.

E Palermo com’è? Come si comporta con la disabilità? “E’ cambiata in meglio. Le pedonalizzazioni sono state importantissime. Con le macchine, noi disabili incontriamo maggiori difficoltà. Oggi, per esempio, posso permettermi il lusso di una passeggiata in corso Vittorio Emanuele. Il sindaco Orlando si è mostrato un interlocutore attento e sensibile. L’assessore Giuseppe Mattina che si occupa di Attività sociali è uno che sul disagio non ci dorme la notte, uno impegnato. Certo, c’è sempre il panormosauro che posteggia dove non dovrebbe, ma ormai è in via d’estinzione”.

Il caffè è agli sgoccioli. Progetti per il futuro: “Abbiamo una squadra paralimpica di handbike, ‘Il vento in faccia’ si chiama, e ci stiamo allenando per partecipare ai campionati nazionali di marzo. Speranze? Chissà, confidiamo in un buon piazzamento. Nel frattempo faccio un corso di cucina, mi sto impegnando molto. Vuoi sapere altro?”.

No, Salvo, c’è davvero tutto e ben mescolato, in dosi perfette da chef, nel coraggio che riscatta la nostra ignavia di ogni giorno. Grazie per la chiacchierata, offro io, è il minimo. E il ragazzo che corre con il vento si congeda con un sorriso conclusivo che rimane in un punto dell’anima, attaccato e sospeso. Lì, dove il vento soffia più forte.

 

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