Sant'Agata, il ricordo di Davide Villa

Sant’Agata, il ricordo di Davide: “Un poliziotto discreto e generoso”

Foto Fabrizio Villa.
Parla Fabrizio Villa, celebre fotoreporter

CATANIA – Fabrizio Villa è uno di quei fotoreporter che hanno girato davvero il mondo. E ne ha viste tante: scenari di guerra, violenze, i volti di chi emigra. Ma ha immortalato anche altro: tante feste di popolo, quella di Sant’Agata in particolare. E Catania, soprattutto. Dall’alto degli elicotteri e dal basso. In questi giorni sta affidando le sue emozioni ai social. Uno scatto, in particolare, è servito a ricordare l’impegno del fratello Davide durante i giorni agatini. Chi era? Un poliziotto della Squadra Mobile andato via prematuramente a seguito della vaccinazione anti-Covid (la storia è stata raccontata da Roberto Puglisi per LiveSicilia).

Fabrizio Villa, una foto sui social accompagnata a una riflessione tra il dolce e l’amaro: si vedono Sant’Agata, due carabinieri e poi?
“È una foto che avevo scattato tempo fa e solo dopo mi sono accorto che dietro c’era Davide. È stato quasi uno shock rivederla oggi, perché quella immagine racconta perfettamente chi era mio fratello e che tipo di poliziotto fosse: presente, attento, ma sempre un passo indietro”.

Ecco, che poliziotto era Davide Villa?
“Davide era un poliziotto discreto, silenzioso, mai protagonista. Era molto legato alla divisa, anche se paradossalmente l’ha indossata poco: dopo i primi anni è passato alla Squadra Mobile e poi ai Falchi, quindi ha sempre lavorato in borghese. Era il suo modo di essere: fare il proprio dovere senza farsi notare”.

Un modo di lavorare che, in genere, oggi sembra quasi controcorrente.
“Assolutamente sì. Lui credeva moltissimo nel servizio, non nell’esibizione. Era una persona tranquilla, disponibile, sempre pronta ad aiutare. Tutti lo chiamavano per qualsiasi cosa, anche solo per un consiglio o una parola di conforto. Era davvero l’amico, prima ancora che il collega”.

Lei racconta spesso la vigilanza “silenziosa” delle forze dell’ordine durante la festa di Sant’Agata.
“Sant’Agata è una festa enorme, popolare, difficile da controllare. Eppure è una festa sicura, perché c’è un lavoro straordinario che spesso non si vede. In tal senso il questore Bellassai sta facendo un lavoro importante. Poliziotti e carabinieri, molti in borghese, osservano, prevengono, intervengono solo se necessario. È una presenza costante ma non invasiva. Proprio come piaceva a Davide”.

Quest’anno lei ha seguito la festa anche dall’alto, a bordo di un elicottero della Polizia.
“Sì, ho fotografato i fuochi del 3 febbraio dall’elicottero della Polizia. Da lassù hai una visione totale della città e capisci davvero cosa significa controllo del territorio. Se succede qualcosa, si vede subito. È un lavoro di grande responsabilità e competenza”.

Il suo legame con le forze di polizia e della Difesa è anche professionale.
“Certo. Ho lavorato come fotoreporter embedded in contesti molto delicati: Afghanistan, Medio Oriente, missioni all’estero e in Italia. Questo mi ha permesso di conoscere da vicino il mondo delle divise. È un lavoro fatto di attenzione, sacrificio e silenzio. Spesso si pensa alla polizia solo quando qualcosa va storto, ma loro ci sono sempre, proprio come dice il loro motto”.

Quanto ha inciso la figura di suo fratello nel suo percorso umano e professionale?
“Moltissimo. Davide è morto prematuramente a seguito di una vicenda legata alla vaccinazione anti-Covid, e per me è stata una perdita enorme. Ma il legame con i suoi colleghi, soprattutto con quelli della Squadra Mobile di Catania, è rimasto fortissimo. In qualche modo mi sento ‘fratello’ di tanti poliziotti, così come loro lo sono stati per me”.

Negli ultimi giorni si sono viste immagini di violenza contro le forze dell’ordine. Che effetto le fanno?
“Mi fanno male. Mi sento mortificato. È inconcepibile prendersela con chi è pronto ad aiutarti in qualsiasi momento. È un segno di ingratitudine. Per fortuna parliamo di una minoranza: la stragrande maggioranza delle persone ha rispetto e riconoscenza per uomini e donne in divisa”.

Sant’Agata, la polizia, suo fratello: tutto sembra intrecciarsi.
“Sì, ed è un pensiero che mi dà conforto. Mi piace immaginare che Sant’Agata vegli su Davide, così come lui vegliava sugli altri. Sapere che durante la festa c’è qualcuno che controlla, dall’alto e da terra, ti fa sentire protetto. È una presenza silenziosa, ma fondamentale. Proprio come era mio fratello”.
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