Sarà Fiat, Bmw o Mercedes | Giunta a caccia d'auto blu

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Commenti

    Camminate a piedi. Vergogna.

    Per non apparirci sempre scrocconi, camminate con il bus, cosí capirete tante cose. Sarebbe una novitá stupefacente trovare su un bus dell’Amat uno di loro che pure timbra il biglietto. A proposito, sapete quanto costa un biglietto del bus?
    Secondo me, no.
    Che vergogna, camminare in autoblú tra la gente che ha difficoltá a pagare un affitto, un mutuo, l’universitá o la palestra ai figli, la bolletta della luce o il condominio.

    Loro le macchine con gli optional, gli impiegati nei bagni senza la carta .. condizionatori datati anni 90 ormai non riparabili, una fotocopiatrice per 40 impiegati e con toner sempre esausti, lampade fulminate per mesi , ascensori guasti per giorni. Questa l’incoerenza della regione siciliana degli ultimi anni , e che nessuno vuole affrontare!

    Proporrei di valutare l’acquisto di Jaguar XJ 3.0d V6 Autobiography LWB (a passo lungo) vendute al prezzo scontatissimo di € 123.090 in quanto ormai giunte a fine produzione. Sono le stesse attualmente in dotazione al premier ed ai ministri britannici e quindi di livello adeguato anche per i nostri assessori. Pensateci, è un affarone.

    Mi raccomando tutte macchine straniere. Avete capito?

    La panda no? Abituati c’erano

    buongiorno se propio dovete farlo scegliete delle utilitarie visto che serve per trasportare un solo passegero privilegiato

    A piedi- E’ da 40 anni che sento di ridurre le auto blu- Nel 1973 (crisi petrolifera) il presidente della confederazione elvetica per risparmiare benzina, andava a lavorare in BUS- E’ ora di finirla con questi privilegi- Se abolissero tutti i privilegi ai potenti , l’Italia sarebbe una nazione felice-

    I li farei camminare con la bici totò cannatella

    Tali auto oltre tutti comfort devono chiaramente avere degli standard adeguati al colore delle divise degli autisti e che all’occorrenza possano trainare i cavalli del sig. Musumeci. Sono le uniche cose importanti che ha fatto questo tizio pagato con i miei soldi. VERGOGNA!

    perchè italiane ce ne sono piu’? a Termini Imerese chiuso tutto compreso le piccole imprese dell’indotto che non parla nessuno, la sicil cementi ne ha forse solo uno o due, la pirelli chiusa, perchè dunque dovrei Affittare auto Italiane? se questi se ne sono scappati via? ed io perchè devo comprare marche italiane, sempre stesso motivo di cui sopra, se se ne vanno e mettono in ginocchio un economia locale si fa per dire, questa ha ripercussioni su tutti non sono in quel piccolo centro, questo determina assenza di possibilità di lavoro e dunque emigrazione, assenza praticamente di tutto, che ci stai a fare ancora qua in Sicilia, per non dire in Italia?

    diciamo che a parte le Lussuosità di cui devono disporre le auto, tecnicamente per la regione, come fa di certo le poste e tanti altri, affittano o prendono in leasing, hanno il tutto compreso, tagliandi, assicurazione, officina per guasti etc, l’amministrazione paga solo il carburante e il danno che incidentalmente procura all’auto se di colpa dell’amministrazione e del conducente, VOI quante volte andate dal meccanico e dite, vedi ho questo rumore strano che sento di sotto oppure ho un rumore nel motore etc etc, eco in questo caso se non è vostra negligenza è tutto coperto da chi vi ha dato l’auto, quindi vi sembra poco? quindi entro 3 anni le cambiano di certo chi ha fatto il leasig forse ha risparmiato o suppergiu’ stesso prezzo di costo auto in proprorzione annue, in piu’ puoi fare un altra gare ed hai un auto nuova e ricominciare, e noi tante pecore appunto troviamo a prezzi bassi, magari con chilometri bassi LE AUTO AZIENDALI come vedete non si butta nulla. le vedete fiammanti ovvio una bella pulita e una mano di vernice forse gliela daranno

    Non ci sono soldi per migliorare i servizi ai cittadini e ci sono invece per soddisfare i capricci dei nostri governanti. Un vero schifo.

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Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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