Caro Saro, possiamo confessarlo: un po’ ci mancherai per l’ilarità che susciti. Anzi, suscitavi, perché perfino questa misura è colma.
Hai finito di distruggere la Sicilia, anche tu, dopo i tuoi predecessori. Solo che tu ci hai messo, in più, la farsa, la caricatura, la battuta ad effetto, il tuo, incredibile ma vero, nonsenso della realtà, la tua capacità di spararle così grosse che uno, appunto, non ci crede e tuttavia ride (rideva), magari per esasperazione.
Prendiamo, ad esempio, le tue ultime dichiarazioni a corredo della festa dell’autonomia siciliana, perché avete pure il coraggio di festeggiare. Hai solennemente proclamato in quella solennissima occasione: “La Sicilia di oggi è una Sicilia migliore che non può rimpiangere gli anni trascorsi. I risultati di oggi sono il frutto del lavoro di un popolo in cammino che non si è mai totalmente piegato al sistema oppressivo che si è consolidato. Vi assicuro che fino all’ultimo giorno saremo al lavoro”.
Ora, tralasciando la chiosa che alle orecchie dei siciliani suona alla stregua di una funesta intimidazione, sovviene una frase di Shakespeare che, forse, era davvero siciliano, ma che – certamente e per sua fortuna – non ti ha mai conosciuto e che scrisse, condensando l’identità dell’inimmaginabile : “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”. E mica stiamo qui a rifare il catalogo dello scempio inverato che la tua affermazione, Saro, riconduce precisamente nell’alveo delle cose inimmaginabili.
E’ sufficiente rileggere i giudizi di chi, su LiveSicilia, ha letto e commentato. Nemmeno le parole danno l’entità di tutto, ma lo sgranarsi di occhi che si avverte a margine. Così doloroso, così umano, così stupito. Come può costui – stavolta il sottinteso è perfettamente immaginabile – dire quello che dice con l’eredità di macerie che lascia, attraversando i calcinacci in cui troppe biografie sono precipitate, per non risollevarsi più.
Ed è leggendo, pensando a quegli sguardi, a quei siciliani che purtroppo ti hanno conosciuto, che la farsa scompare e appare la tragedia nella sua nudità. In fondo non è vero che ci mancherai, Saro. Tu non mancherai a nessuno.

