CATANIA – Sciopero generale dei sindacati di base. Una bara sfila lungo il corteo che attraversa la via Etnea fino a Piazza Università. “E’ il simbolo della morte dell’articolo diciotto e della dignità dei lavoratori”, spiega Francesco Nobile, rappresentante regionale Usb. Le sigle del sindacalismo di base (Usb, Unicobas, Or.Sa) si ritrovano a sfilare insieme nel giorno dello sciopero generale contro i tagli del governo e la riforma del mercato del lavoro.
Sforbiciate alla spesa pubblica che si traducono in “mezzi usurati, riduzione dei soldi per le manutenzioni e vestiario confezionato con materiale di fabbricazione scadente” nel caso dei vigili del fuoco, animatori di un ampio spezzone nel corteo. “Scendiamo in piazza uniti perché crediamo nell’unità di lotta dei lavoratori, siamo qui contro il Jobs Act di Renzi e le proposte di riforma della scuola”, dice Claudia Urzi, insegnate e delegata sindacale Usb.
Tra i manifestanti ci sono i lavoratori catanesi dell’Oda in attesa di tre mensilità arretrate di stipendio. Un calvario che si ripete puntualmente e che sembra senza fine: i loro datori di lavoro hanno reso nota l’intenzione di pagare a Dicembre lo stipendio di Agosto e parte di quello di settembre. Una proposta che i dipendenti rimandano al mittente. Dietro lo striscione dell’Oda, si snoda un serpentone, rumoroso e colorato, popolato da lavoratori del mondo della scuola, impiegati del pubblico e del privato, e da militanti del Prc e del Pmli.
I sindacati di base sottolineano come lo strumento dello sciopero generale sia “un gesto di ribellione vero”, segnando così una netta linea di demarcazione con la mobilitazione della Cgil prevista per domani. “Quella di domani è una manifestazione, – dice Claudia Urzì- la Cgil ancora non ha indetto uno sciopero generale, si limita solo ad annunciarlo”. Del resto le divergenze con i confederali sono numerose. “Noi chiediamo a gran voce una legge di rappresentanza”, ricorda Urzì che nella scuola dove insegna non può indire un’assemblea per via di un accordo voluto dai confederali che stabilisce che si tratta di una prerogativa dei firmatari di contratto. Su un punto, però, c’è piena sintonia: la strenua difesa dell’articolo diciotto dello Statuto dei lavoratori.
“Si apre una stagione di lotta vera attraverso strumenti un po’ abbandonati dai sindacati come lo sciopero e il conflitto”, dice Pier Paolo Montalto, segretario di Rifondazione Comunista. “E’ importante stare al fianco di chi manifesterà domani a Roma, ma lo è anche farlo qui con i sindacati di base che su alcuni profili hanno mantenuto una linea molto più coerente dei confederali”, aggiunge. “Siamo davanti a una rivoluzione padronale”, dice Montalto che ricorda i provvedimenti più odiosi del governo: “L’attacco all’articolo diciotto, il contratto a tutele crescenti, una manovra finanziaria disastrosa, i presunti tagli alle imprese che verranno pagati dai lavoratori attraverso un abbassamento delle tutele, una riduzione dello stato sociale e tagli alla sanità”. Motivi questi che rendono a suo avviso necessario un tentativo di “unità delle sinistre sindacali” in grado di riscoprire il conflitto dopo la stagione della concertazione, “un tranello” che ha visto “i padroni” abbandonare il tavolo appena si è insediato “un governo totalmente amico”: quello targato Matteo Renzi.

