PALERMO – La frana di Niscemi e le devastazioni provocate dal ciclone Harry hanno avuto il sopravvento sulle dinamiche del rimpasto di governo. Le modifiche all’architettura della Giunta dovranno attendere, anche se di nomi e formule si continua a parlare nelle segrete stanze della politica regionale.
Le emergenze incombono, rimpasto di Giunta in standby
Il governatore Renato Schifani è concentrato sulle due emergenze. Annullata gran parte degli impegni in agenda: “Sto dedicando l’80% del mio tempo a dare risposte ai siciliani coinvolti nelle due vicende”, sono state le parole di Schifani nel corso della conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri Antonio Tajani per la presentazione di un pacchetto di interventi in favore delle imprese colpite dal ciclone Harry.
Il dialogo Schifani-FdI
Di rimpasto Schifani aveva iniziato a parlare con Fratelli d’Italia nei giorni a ridosso del maltempo che ha devastato soprattutto la fascia ionica della Sicilia. Un incontro romano tra il presidente della Regione e il commissario dei meloniani in Sicilia, Luca Sbardella, aveva aperto un dossier che però è stato opportunamente richiuso con l’incombere delle della frana di Niscemi e del maltempo. Se ne riparlerà, probabilmente, quando il quadro degli interventi, nazionali e regionali, sarà più chiaro.
L’orgoglio Dc
A metà mese il governatore incontrerà i tre commissari della Democrazia cristiana per fare il punto della situazione sulla riorganizzazione del partito che era stato rifondato da Totò Cuffaro, oggi messo fuori causa da una inchiesta per corruzione e agli arresti domiciliari. Sarà un faccia a faccia decisivo per capire se i centristi torneranno a sedere con un proprio rappresentante in Giunta, anche se la partita interna sul nome è ancora tutta da giocare (in calo le quotazioni di Laura Abbadessa).

Da via Ricasoli, quartier generale della Dc, nelle ultime ore è arrivato un messaggio chiaro a Palazzo d’Orleans: “Schifani dica se la Dc può stare al suo fianco, altrimenti prenderemo altre strade”. Eloquenti le parole di Totò Cascio, ex deputato regionale chiamato a guidare il partito in questa fase, nella veste di commissario, con Carmelo Sgroi e Fabio Meli: “Schifani non può fare la lista dei buoni e dei cattivi perché dovrebbe mettercene tanti altri…”. Il riferimento è ai guai giudiziari dell’assessora al Turismo Elvira Amata e del responsabile dell’Agricoltura Luca Sammartino.
Il nodo del Turismo e le scelte alla Salute
Orgoglio Dc a parte, il destino di Amata è legato all’udienza preliminare fissata per il 2 marzo, quando il giudice dovrà decidere se rinviare a giudizio o meno l’assessora regionale al Turismo. In quel caso si potrebbe verificare una staffetta tutta interna a FdI, con la senatrice Carmela Bucalo pronta a subentrare. I meloniani, però, sono sempre disponibili a cedere la carta del Turismo per ottenere l’assessorato alla Salute. Dalle parti di piazza Ottavio Ziino si è liberata anche la casella del dipartimento Pianificazione strategica, dopo che la Giunta ha approvato la nomina del supermanager esterno Salvatore Iacolino alla guida del Policlinico di Messina.

La politica in pressing
Nel caso in cui FdI, che pensa anche ad un cambio ai Beni culturali retti al momento da Francesco Scarpinato, la spunti con un proprio nome sull’assessorato alla Salute, al posto di Iacolino potrebbe andare Giuseppe Sgroi, capo di gabinetto dell’attuale assessora Daniela Faraoni, tecnica di area FI ma ben vista anche dalla Lega. A quel punto Forza Italia prenderebbe le redini del Turismo con un assessore politico: i nomi più ricorrenti sono quelli dei deputati Bernardette Grasso e Nicola D’Agostino.
Il deputato catanese di Forza Italia potrebbe andare anche all’Economia nel caso in cui Schifani decida di fare a meno di un altro tecnico di massima fiducia, Alessandro Dagnino. Il responsabile del Bilancio, che oggi ascolterà le decisioni della Corte dei conti sulla parifica del rendiconto 2020, al momento resta comunque in sella ma il dato di fatto è che la politica va in pressing e chiede più spazio.
Mpa alla finestra sul rimpasto
Alla finestra il Mpa-Grande Sicilia, che ora conta cinque parlamentari come la Lega. L’obiettivo degli autonomisti è uno degli assessorati tolti alla Democrazia cristiana: Famiglia o Autonomie locali. La riflessione, in questo caso, sarà lunga e probabilmente sarà necessario un chiarimento tra Schifani e Lombardo. Il rapporto tra i due è a corrente alternata e le assenze dei deputati autonomisti al voto finale sulla Finanziaria non sono passate inosservate dalle parti di Palazzo d’Orleans dove al momento si resta concentrati sulle emergenze Niscemi e Harry ma dove, prima o poi, si tornerà a mettere mano al dossier rimpasto.

