CATANIA – Non si conclude la vicenda giudiziaria di Antonino Speziale, condannato in via definitiva per l’omicidio dell’ispettore Raciti morto durante il derby Catania – Palermo del 2007. In attesa della decisione della Cassazione in merito alla richiesta di revisione del processo, già rigettata dalla Corte d’Appello di Messina, i due difensori di Antonino Speziale, gli avvocati Giuseppe Lipera e Grazia Coco, hanno deciso di presentare un ricorso “straordinario” alla Suprema Corte, chiedendo l’annullamento della sentenza impugnata e, quindi, di rimettere la decisione alla Corte d’Appello di Catania.
Un procedimento previsto ex art. 625 bis del Codice di Procedura Penale che prevede il ricorso “quando” è ritenuto da una delle parti che “la Suprema Corte è incorsa in errore di fatto nella lettura degli atti interni al giudizio di merito e non ha rilevato l’evidente violazione e compressione del diritto alla difesa” e, dunque, il verdetto, secondo il parere del ricorrente, in questo caso del collegio difensivo di Antonino Speziale, sarebbe “viziato dall’inesatta percezione delle risultanze processuali” che ha “condotto a una decisione diversa da quella che sarebbe stata adottata senza di esso”.
L’errore di fatto in cui sarebbe incorsa la Cassazione – secondo quanto si legge nel ricorso – è fondato dalla mancata acquisizione da parte della Corte d’Appello di Catania, sulla scorta delle richieste difensive, di alcuni atti e testimonianze che secondo l’avvocato Lipera e Coco hanno concorso a far diventare quello a carico di Antonino Speziale un processo iniquo e ingiusto. Tra le testimonianze rigettate dai giudici catanesi c’è quella del poliziotto del discovery, per cui la madre di Speziale ha presentato una denuncia per falsa testimonianza ed ha inoltrato alla Procura di Catania “una richiesta di procedere nei confronti dell’agente”. Inoltre si ritiene che la corte siciliana abbia “disatteso” nella formulazione del verdetto “i risultati di una prova decisiva”, quella inerente le dichiarazioni di un carabiniere in sede di dibattimento in merito al lancio del sottolavello, che secondo la tesi accusatoria sarebbe l’arma, usata a mo’ di ariete, con cui sarebbe stato ucciso Filipo Raciti.
Questi elementi per l’avvocato Lipera e Coco sono una chiara violazione del “diritto di ognuno ad un equo e giusto processo” che non è stata rilevata “dalla Suprema Corte, che ha proceduto a confermare a carico dello stesso – si legge ancora nel ricorso – la pronuncia della corte di merito, dando luogo nei suoi confronti ad un processo iniquo”.
In stretta connessione con la posizione dei difensori che Antonino Speziale è vittima di “un errore giudiziario”, i due avvocati si sono rivolti alla Corte Europea dei Europea dei diritti dell’uomo per ottenere un risarcimento danni. Nel ricorso si chiede ai giudici di Stasbrurgo di “condannare lo Stato Italiano per la violazione dell’art. 6 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo alla corresponsione in favore di Speziale della somma di almeno un milione di euro, poiché un giovane è stato condannato per un gravissimo reato che non ha commesso, senza che vi siano delle vere prove a suo carico ed ha perso la sua libertà, i suoi affetti e la sua vita rimarrà per sempre segnata da questa esperienza”

