PALERMO – E’ un coro unanime quello che chiede alla Regione un passo indietro sull’annunciato taglio di 48 milioni di euro sul trasporto pubblico dell’Isola. Una mannaia che dal primo luglio rischia di colpire numerosi comuni, fra cui Palermo che si vedrebbe stornare sette milioni di euro: una cifra non altissima, ma considerevole per un’azienda come Amat con i conti in profondo rosso. Il rischio, paventato dal Comune, è di uno stop ai tram e di un taglio di un terzo delle linee degli autobus, oltre al blocco del potenziamento estivo delle tratte verso le borgate marinare.
Alcuni componenti della commissione Bilancio di Sala delle Lapidi hanno intanto chiesto la convocazione degli assessori regionali Marco Falcone e Gaetano Armao. “Un chiarimento urgente sui fondi destinati alla città di Palermo è imprescindibile per valutare la tenuta del sistema Amat e del piano di investimenti previsti dal Comune in relazione alla realizzazione delle nuove linee di tram – dice Fabrizio Ferrandelli di +Europa – In merito a quest’ultima opera si aggraverebbero infatti le perplessità, da me più volte sollevate, circa la tenuta finanziaria in caso di eventuale entrata in esercizio delle nuove linee de tram. Confronto essenziale anche in vista della discussione del bilancio di previsione del Comune di Palermo che dovrà rimodulare, a propria volta, la distribuzione delle somme da destinare alla mobilità cittadina e che rischia di mandare nel caos gli appostamenti”.
“Il paventato taglio di sette milioni di euro ad Amat rischia di fermare tram e autobus a Palermo già dal prossimo primo luglio, mandando gambe all’aria l’intero sistema di trasporto pubblico della quinta città d’Italia – dice il capogruppo dem Dario Chinnici – Una prospettiva terribile che il governo regionale e il governo nazionale devono assolutamente scongiurare: per questo ho chiesto che la commissione Bilancio del consiglio comunale di Palermo convochi immediatamente l’assessore regionale ai Trasporti Marco Falcone, autore della nota che annuncia l’accantonamento preventivo delle somme. Non resteremo a guardare mentre si compie uno scempio ai danni dei palermitani”.
“Uno stop di tram e autobus di linea comporterebbe la totale paralisi della mobilità in città – dice Toni Sala, capogruppo di Palermo 2022 – La Regione deve assolutamente scongiurare questo pericolo, altrimenti si assumerà la responsabilità di aver messo in ginocchio Palermo. Condividiamo le preoccupazioni dei sindacati e dei lavoratori delle varie società, Amat in primis: giù le mani dal trasporto urbano ed extraurbano”.
A lanciare l’allarme sono anche i sindacati che annunciano lo stato di agitazione. “Giudichiamo gravissimo il paventato taglio del 50% dei servizi di trasporto urbano ed ex-urbano a partire dal primo di luglio di quest’anno, se l’annuncio dell’assessorato regionale ai Trasporti dovesse diventare atto concreto, comporterebbe la totale soppressione dei servizi di trasporti su strada con il conseguente licenziamento di migliaia di lavoratori”, dicono i segretari di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Sicilia, Franco Spanò, Dionisio Giordano, Agostino Falanga e Giuseppe Scannella che annunciano lo stato di agitazione di tutti i lavoratori delle aziende del settore del Tpl. “E’ gravissimo pensare di poter risolvere i problemi del bilancio regionale scaricandoli sulle aziende, sui lavoratori e sugli utenti del trasporto, un settore già notevolmente sotto dimensionato già oggetto del taglio di centinaia di milioni di euro negli anni scorsi a partire dal 2011”. “Riteniamo che sia legalmente e tecnicamente impossibile tagliare di oltre il 50% i chilometri già previsti in un solo semestre, senza con questo, di fatto, sopprimere i servizi oggi programmati e senza pregiudicare l’avvio del percorso di riforma. Ad essere pregiudicata inoltre è qualunque ipotesi di rinnovo dei contratti di servizio ormai definitivamente in scadenza alla fine dell’anno in corso non avendo peraltro finanziato risorse adeguate nel bilancio regionale di previsione neanche per il 2020 e per il 2021”. “Il percorso di riforma del Tpl – dicono i sindacati -, invece è il solo ,che con le procedure di affidamento ad evidenza pubblica previste , in linea con i regolamenti europei, potrebbe garantire la razionalizzazione e la stabilità del settore , determinando la separazione dei servizi minimi da quelli a mercato al fine di poter garantire un servizio essenziale quale è il trasporto pubblico locale attraverso il quale tutelare il diritto costituzionale alla mobilità”. E infine concludono: “Al fine di poter scongiurare i pericoli suddetti ed evitare i danni catastrofici in Sicilia, abbiamo chiesto la immediata revoca dei provvedimenti adottati e l’avvio di un confronto”.
“Se il futuro dell’Amat è appeso ad un sottilissimo filo, la colpa non è della Regione, che ha pure ridotto la dotazione finanziaria, ma esclusivamente della scellerata decisione di Orlando e compagni di garantire la sopravvivenza dell’azienda di via Roccazzo attraverso gli incassi della Ztl, che sarebbero dovuti essere almeno 30 milioni di euro l’anno, come recita il comma D dell’articolo 13 del contratto di servizio del 2015, ma che in realtà sono poco più di 7 milioni annui”. Lo afferma Sabrina Figuccia, consigliere comunale di Palermo dell’Udc, che prosegue: “Il contratto di servizio dell’Amat, che include il tram, però è stato costruito su un piano industriale che fa acqua da tutte le parti e che mette a rischio la stessa esistenza dell’azienda e il futuro dei lavoratori. Scaricare su Amat il rischio dell’introito previsto con le tariffe Ztl è stato un vero e proprio azzardo, che oggi rischia di portare al fallimento la partecipata. Come si ricorderà, infatti, il Comune aveva pensato di estendere la Ztl dalla stazione centrale a piazza Croci, ma, memore delle sentenze del Tar, alla fine decise di ridurre l’estensione della Ztl dalla stazione a piazza Don Sturzo. Questo, ovviamente, ridusse di gran lunga il numero dei pass e quindi gli incassi. Ma, questa riduzione non coincise, com’era logico fare, con una diversa rimodulazione dei finanziamenti all’Amat, che adesso si ritrova addosso un macigno che rischi di affossarla definitivamente. Orlando e i suoi, quindi, invece di additare nemici esterni, si assumano le proprie responsabilità e facciano tutto il possibile per tirare fuori l’Amat dalle sabbie mobili”.

