PALERMO – Si indaga a ritroso a caccia di altri casi di esami “pilotati” per conseguire la patente di guida. L’arresto per tangenti del direttore della Motorizzazione di Palermo, Angelo Pizzuto, e di Ignazio Pepati è legato al passaggio di denaro scoperto il 17 settembre scorso.
Tangenti alla Motorizzazione, le contestazioni
Due cittadini ghanesi avrebbero partecipato alle prove teoriche al posto dei veri candidati. Secondo l’accusa, si è trattato di una sostituzione di persone in piena regola. Ad altri candidati, invece, sarebbero stati consegnati dei cellulari prima di entrate nell’aula degli uffici di via Fonderia Oretea, a due passi da via Cavour. Il tutto immortalato dalle telecamere piazzate dagli investigatori della Polstrada.
I contatti con le autoscuole
Pepati aveva costanti contatti con i fratelli Michele e Rosalia Cardinale, titolari di due autoscuole in via Malaspina e via Leonardo da Vinci, pure loro indagati. Pepati, dipendente dell’Aci di viale delle Alpi, era il gancio con Pizzuto. Il giorno dell’arresto aveva 2.500 euro in tasca, altri 5.500 sono stati trovati nello zaino di Pizzuto quando lo hanno fermato e perquisito sotto casa, in via Tripoli.
Altri incontri sono stati registrati in un bar vicino alla Motorizzazione. Capitava che Pizzuto riponesse il cellulare nel bauletto dello scooter di Pepati prima di iniziare a parlare.
L’analisi dei messaggi di Pizzuto e Pepati
La Procura di Palermo sta analizzando i messaggi che i due si sono scambiati. Alcuni risalgono a luglio scorso. Discutevana di inserire due sedute d’esame teorico straordinarie rispetto a quanto già programmato. “Aula 3 libera e facciamo queste due sedute”, diceva il direttore ad un impiegato.
Pizzuto è stato fotografato in ufficio mentre stampava e leggeva un file con una serie di nomi. Si tratta di un elenco di 18 candidati delle autoscuole del Gruppo Cardinale che avrebbero dovuto sostenere la prova d’esame il 5 agosto scorso.
Indagati intercettati
Il giorno precedente i due fratelli Cardinale discutevano di “cell…” e di buste da fare”. Frasi che rimandano a quando emerso a metà settembre. Ad alcuni candidati al loro arrivo in aula fu consegnata una busta con all’interno un cellulare.
Diverso il caso due due ghanesi. I poliziotti li hanno riconosciuti perché già coinvolti in altre indagini. Erano presenti in aula eppure i loro nomi non facevano parte dell’elenco dei candidati. Da qui l’accusa che abbiamo sostenuto le prove al posto di candidati fantasma grazie all’appoggio di Pizzuto e in cambio di una tangente.
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Pizzuto si è difeso sostenendo che le fotografie sui documenti a volte non sono aggiornate e si fa fatica a riconoscere soprattutto i cittadini stranieri.
Il direttore della Motorizzazione e Pepati contestano l’accusa: non era una tangente ma la restituzione di un prestito di denaro.




