PALERMO – La più virtuosa, Caltanissetta, è al 66° posto. Le peggiori occupano sei delle ultime otto piazze. I Comuni siciliani sono fra i peggiori nella riscossione dei tributi locali: il dato emerge da una ricerca condotta per il Sole24Ore da Bureau Van Dijk sul database AidaPa, che evidenzia lo squilibrio fra le tasse messe a bilancio dai Comuni e il reale dato di cassa. Un artificio, quello di indicare in bilancio riscossioni più elevate di quelle reali, che dal 1° gennaio non sarà più possibile, visto che la “pena” prevista dalla legge di stabilità predisposta dal governo è il blocco dei bonus sul Patto di stabilità.
La peggiore, nel quinquennio 2008-2012, è Trapani. Che occupa la penultima posizione in Italia fermandosi al 44,4% di riscossione. La precedono altre quattro città capoluogo siciliane: Palermo (45,4%), Siracusa (46,1%), Ragusa (47.4%) e Catania (47,5%), tutte ferme sotto quota 50% come Enna (alla posizione 101 in Italia con il 48,7%). “Meglio”, si fa per dire, fanno Messina (95° posto con un 54,4%), Agrigento (alla posizione 87 con il 58,6%) e Caltanissetta, migliore delle siciliane con un sessantesiesimo posto e il 65,8%. Un buon dato? Tutt’altro, se si pensa che la media delle città capoluogo è del 66,5%. Insomma: neanche la migliore delle siciliane è in linea con la media. E il vero rischio è che nuovi tagli si abbattano sui servizi. A meno di un correttivo immediato.

