Teatri, l'assessore Licandro:| “La politica non indietreggia”

Teatri, l’assessore Licandro:| “La politica non indietreggia”

La cultura è stata al centro del dibattito sui teatri organizzato ieri da Comune e Università. Una primo passo finalizzato a delineare un rete più fitta fra i protagonisti dello scenario culturale della città. Non sono mancate le allusioni pungenti circa la vicenda dello Stabile.

il confronto
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CATANIA – “Qualcuno vuole che la politica faccia un passo indietro, io credo ne debba fare tre in avanti”. Così l’assessore alla Cultura, Orazio Licandro, risponde alle recenti polemiche lanciate da noti intellettuali ed esponenti della cultura catanese. L’occasione, stavolta, è stata quella dell’incontro organizzato da Comune e Università, “Dai Beni culturali ai Teatri, un Patto per la Città”, incontro svoltosi ieri pomeriggio in un’affollatissima aula del Palazzo centrale dell’Università. Sarebbe la politica, prima di tutto, tenuta ad occuparsi di cultura coinvolgendo gli enti ed istituzioni. Lo hanno ribadito più volte i vari intervenuti, “La politica- prosegue Licandro – ha il dovere di governare i processi della città, sostenendo i cambiamenti necessari. Lo dico riferendomi a chi nelle scorse settimane ha voluto animare gli animi nei social”. Chiaro il riferimento allo scrittore, Ottavio Cappellani, quest’ultimo promotore insieme ai professori, Fernando Gioviale e Antonio Di Grado, degli stati generali del teatro, i quali erano a loro volta assenti all’incontro di ieri.

E proprio in merito all’incontro organizzato dai professori lo scorso 29 febbraio, – dibattito a cui l’amministrazione non ha partecipato – Licandro non risparmia la stoccata: “Gli stati generali rappresentano una fase di decadenza dell’ Ancient Regime”. Va indetto, “Piuttosto – continua Licandro – il Patto per la Citta, quale momento di Agorà ideale che possa rifarsi al modello greco”. Detto questo, la vicenda delle nomine al teatro Stabile, ente sommerso dai debiti, è stata pressoché lambita, perché – secondo l’assessore – ci sarebbero prima alcuni nodi più importanti da risolvere. “ Prima di parlare di nomi – precisa – dovremmo discutere di tanto altro”.

L’incontro organizzato da Università e comune moderato dal giornalista Rai, Guglielmo Troina, di ieri pomeriggio, ha voluto essere, insomma, un primo passo e una premessa nel tentativo di delineare meglio lo scenario culturale della città. L’intento, infatti, sarebbe quello di proseguire con i dibattitti per promuovere la costituzione di una rete ancor più fitta tra tutti coloro i quali operano nel mondo della cultura. L’evento ha visto, inoltre, la partecipazione di Cnr; Accademia di Belle Arti; delle organizzazioni sindacali, associazioni culturali, del sindaco Enzo Bianco e del rettore Giacomo Pignataro. “Occorrono occasioni – hanno affermato sindaco e rettore – importanti per dar vita ad approfondimenti seri e aperti a tutti e grazie all’incontro di oggi entro la fine dell’estate potremo presentare tutti insieme un grande progetto culturale per la città” .

“Creare sinergie tra Bellini e Stabile, per esempio, potrebbe portare a notevoli risparmi a vantaggio degli investimenti culturali. Un unico Cda, un’unica direzione amministrativa e due direzioni artistiche. Catania attraversa un momento difficile. L’alleanza – continua Bianco – con altre istituzioni è fondamentale, come sta avvenendo con il Museo Egizio di Torino, e tutto va giudicato dagli obiettivi che si riescono a raggiungere. Catania ha grandissime potenzialità, è viva e pulsante; partiamo da questo per tornare presto a vederci per progettare ancora insieme” – ha concluso Bianco.

Lo spazio più ampio è stato dedicato al tema della cultura. “E’ un tema delicato – prosegue Licandro – sensibile, nonché cruciale . Cultura è una parola spesso usata a sproposito”. L’assessore tira, poi, le somme in merito allo scenario culturale della città. “Abbiamo ereditato una situazione pesante e negativa dalle passate amministrazioni. Vi era assenza di strategie, carenza di risorse e i erano teatri deboli.- precisa – Quella città che nel passato aveva brillato era, ormai, finita in uno scuro cono d’ombra. L’attuale amministrazione ha, dunque, innanzitutto, lavorato proprio sui teatri. Il focus che abbiamo acceso ha inteso recuperare la funzione originaria del museo, ovvero quella formativa”. Licandro si sofferma sul castello Ursino. “Abbiamo sconfitto – dice – una maledizione arcaica realizzando una programmazione, forte e coerente, aprendo la città al circuito delle grandi mostre. Abbiamo chiuso il 2015 con oltre 100000 visitatori paganti: è un dato che ha fatto scattare un processo di consapevolezza nei cittadini dell’inestimabile valore del patrimonio di cui sono destinatari”.

Pungente l’intervento del neo direttore del teatro Stabile, Giovanni Anfuso. “Vengo accusato di non essere sufficientemente radicato nella città perché guardo a ampi orizzonti, essendo anche un regista che lavora in tutta Italia. Cosa dovrei fare, dunque? Possiamo immaginare un teatrino autoreferenziale di sei o sette sedicenti intellettuali che sono la passata memoria di ciò che furono? No, amici miei. Ormai, quello che avevamo da perdere lo abbiamo perso. Non possiamo sopportare altri declassamenti. Il declassamento lo abbiamo già subito con le disposizioni amministrative e l’ignavia di chi ha diretto quelle istituzioni. Il Teatro Stabile è cambiato così come la città, spero divenga la casa della cultura. Per fare questo sarà indispensabile il dialogo e l’interlocuzione con tutti coloro i quali possono dare un contributo significativo, da parte mia la volontà c’è tutta”. “ Rimaniamo uniti in un progetto, – ha detto prendendo la parola il regista Vicenzo Pirrotta – lasciamo lavorare le persone non giudichiamo prima del tempo”.

“Senza dialogo e collaborazione i teatri muoiono”, ha detto, invece, Roberto Grossi sovrintendente del teatro Massimo Bellini. “La Sicilia – ha aggiunto – possiede una densità di testi greci e romani più importanti al mondo. I teatri, non sono una sovrastruttura ma un elemento vitale della città. Il Bellini sta facendo la sua parte incrementando del 30% la produzione. Nonostante i tagli c’è la facciamo occorre guardare al futuro”- ha concluso Grossi.

Ad auspicare maggiore dialogo e coesione è stato il direttore del dipartimento di scienze Umanistiche dell’Università di Catania, Giancarlo Magnano San Lio: “La cultura deve certamente discutere, ma deve essere finalizzata a migliorare le cose. Il sud possiede uno straordinario patrimonio di culture , Abbiamo il dovere di coltivare questo patrimonio e di superare i nostro limiti. Il problema risiede spesso nell’incapacità di dialogare fra le parti. Non vi é la capacità di lavorare insieme: stare assieme tutti è la sfida” – ha concluso San Lio .

Ma nel corso dell’incontro non è mancato un pizzico di teatralità. Insoddisfatta dei contenuti trattati, l’attrice catanese Guia Jelo, seduta nel pubblico, ha lasciato l’incontro. “Il verbo non giova, ci vogliono i fatti” – ha esclamato facendo sentire il suo disappunto. L’attrice, – che aveva presentato, fra gli altri, la sua candidatura per assumere la direzione artistica del teatro Stabile –probabilmente avrebbe voluto che si affrontasse più approfonditamente la vicenda di quest’ultimo.


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