CATANIA – “Non voglio guastarvi la festa”. Monsignor Luigi Renna apre così il tradizionale messaggio alla città, letto dal palco di piazza Stesicoro nel giorno dedicato a Sant’Agata. Un’espressione che prova ad alleggerire i toni, ma che introduce un discorso denso di richiami, preoccupazioni e appelli, rivolti a Catania senza sconti.
Dal ciclone a Niscemi
Il primo pensiero dell’arcivescovo è per le calamità naturali che hanno colpito il territorio negli ultimi mesi. “Pensiamo alle eruzioni dell’Etna e, recentemente, al ciclone Harry. Sono fenomeni naturali che solo quando sono prevedibili possono farci evitare il peggio”, ha detto Renna, esprimendo la vicinanza “a coloro che hanno visto le loro attività lavorative spazzate via dal ciclone a Catania e sulla costa jonica”.
Un pensiero particolare è rivolto anche agli abitanti di Niscemi: “Stanno guardando al futuro cercando anche nella fede un supplemento di speranza, per rimanere su quella collina e ricostruire in sicurezza parte della loro città”.
Nel suo intervento, l’arcivescovo richiama il concetto di resilienza, mettendone in luce il significato più autentico. “La chiamiamo resilienza, ma non dimentichiamo che essa ha bisogno di motivazioni e di solidarietà”, afferma, indicando in Sant’Agata un modello tutt’altro che rassegnato: “Ha sostenuto Catania con l’esempio di un martirio che è stato tutto il contrario della rassegnazione e ci insegna a riporre in Dio la nostra speranza. Occorre saper aspettare e fidarsi di Lui e, nel frattempo, non rimanere inoperosi”.
La devianza minorile
Uno dei passaggi più forti del messaggio riguarda il mondo giovanile. Renna fa riferimento ai dati emersi durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario: “Non ci dobbiamo sentire umiliati se apprendiamo che nella nostra provincia è molto alto il numero dei minorenni e dei giovani protagonisti della devianza minorile”. Una situazione che si riflette nelle famiglie: “Sempre più ci sono persone disperate perché i loro figli sono caduti nelle tossicodipendenze e hanno tolto la pace alle famiglie”.
Il quadro è aggravato da un meccanismo che coinvolge anche la criminalità organizzata. “Sappiamo che è una catena, perché la malavita vive di spaccio e molta gente lo alimenta rimanendo invischiata in questa ragnatela”, osserva l’arcivescovo, ricordando come lo stesso allarme sia stato lanciato nei giorni scorsi anche dal vescovo di Palermo, Corrado Lorefice.
Accanto alle criticità, però, Renna sottolinea anche ciò che funziona. “A Catania c’è tanta gente di buona volontà che fa il suo dovere, tanto volontariato, tante persone che si prendono cura degli altri e delle loro famiglie, in silenzio”, afferma. “C’è un ragazzo a cui hanno fatto del male, ma ci sono tanti amici che sanno stare insieme senza violenza e senza fumarsi le canne; ci sono genitori che privano i loro figli del futuro trascurandoli, ma ce ne sono tanti altri che se ne prendono cura spaccandosi la schiena”.
“Cambiate vita”
Non manca un passaggio critico sulla festa e sul modo di viverla. Rivolgendosi a chi segue le candelore, l’arcivescovo afferma: “Ho letto alcuni post che inneggiavano a episodi che hanno ostacolato il normale decorso della processione. Devo dedurre che a qualcuno di voi di Sant’Agata non interessa nulla: vi piace fare solo gare, corse, scommesse. E con queste cose voi rovinate la vostra vita, quella dei vostri figli e quella di Catania”.
Da qui l’appello netto: “Cambiate vita, lasciatevi sollevare da Sant’Agata all’altezza di Cristo”. Un invito rivolto in particolare ai genitori: “I nostri ragazzi hanno bisogno di genitori che stiano loro accanto, che parlino con loro, che si appassionino alle cose belle della vita, di papà che non tollerano che in tasca dei figli ci siano un tirapugni o un coltello”.
Famiglia, catechesi e comunità sono centrali nel percorso educativo. “La fede non può essere qualcosa che sopportate voi e i vostri figli – sottolinea – ma una scelta che coinvolga tutta la famiglia e che può aiutare i più giovani a crescere come Sant’Agata”.
Poi il messaggio diretto ai ragazzi e ai giovani: “Sappiate scegliere di essere intelligenti e di amare la bellezza della vita, che non si può trovare in fondo a una bottiglia di alcol o nell’ultima tirata di uno spinello. Costruite amicizie vere, non secondo la logica delle gang”. Un richiamo anche alla scuola, al volontariato e alla cura degli altri come strumenti capaci di “cambiare la vita”.
La chiusura e il messaggio
Al centro di tutto, conclude Renna, resta la fede: “Sant’Agata è stata una ragazza che credeva in Cristo come voi. Gesù ha riempito la sua esistenza di amore e di forza, anche quando ha dovuto dire dei no a chi voleva farla cadere in un inferno di menzogne”.
Il messaggio finale è un invito simbolico e concreto insieme: “Ogni volta che passiamo da piazza Stesicoro fermiamoci a leggere ‘Per me civitas Catanensium sublimatur a Christo’. Se siamo caduti, invochiamo Sant’Agata perché ci faccia rialzare in Cristo”. Perché, conclude l’arcivescovo, ciascuno è chiamato a portare in questa città “ciò che inferno non è”.

