CATANIA – Non correrebbe buon sangue tra le due fazioni paternesi dei Laudani. Il gruppo Morabito-Rapisarda, insomma, avrebbe due correnti mafiose autonome e distinte. I pentiti raccontano che ci sarebbe addirittura una precisa distinzione dei settori criminali. Estorsioni per il “clan” guidato da Enzo Morabito (conosciuto come Enzo Lima) e droga invece per “la famiglia” (nell’accezione mafiosa del termine) che vede ai vertici Turi Rapisarda. Ed è infatti lo spaccio una delle attività illecite che emerge dall’indagine En Plein 2 che ieri mattina all’alba ha portato il vento della legalità in quel di Paternò.
Ma la “spartizione degli affari” non sarebbe bastata ad appianare le tensioni interne. Contrasti che diventano anche argomento dei colloqui in carcere con il boss Turi Rapisarda. Visite cristalizzate dalle microspie dei carabinieri.
L’estate scorsa Turi Rapisarda riceve la visita del figlio in carcere. Le cimici registrano l’incontro. Rapisarda junior è un fiume in piena. Si lamenta di aver litigato con Giuseppe Arcidiacono, anche lui arrestato nel blitz ed esponente della frangia mafiosa guidata dal boss Enzo Morabito. Con Pippo tri ghita (il soprannome di Giuseppe Arcidiacono) ci sarebbe stata una discussione per l’avvio di un’attività lavorativa. “Gli ho detto – racconta al padre detenuto – mi avevano chiamato per una cosa… era lui e l’altro quello con la Panda.. gli ho detto “te la posso dire una cosa? Vedete che ora lo sapete che siamo per conto nostro”, va siccome l’altra volta non gli ho potuto completare il discorso gli ho detto a Nino “ma tu dovevi completare” gli ho detto “con te? ma vattene a lavorare nell’immondizia””. “Chi è questo?”, chiede Turi Rapisarda. “Tre dita”, risponde il figlio. Per la Gip Giuliana Sammartino – che firma l’ordinanza di custodia cautelare – questa intercettazione documenta le “frizioni tra i componenti dei due gruppi dei Laudani” di Paternò. E Turi Rapisarda, nella veste di responsabile, doveva essere informato. E così infatti avviene. Il figlio, puntualmente, lo informa.
È il 19 settembre 2017. Le telecamere inquadrano ancora una volta la sala colloqui del carcere dove è detenuto il boss. Rapisarda riceve la visita delle figlie e le informa di aver partecipato a una sorta di summit mafioso. Il mafioso paternese avrebbe incontrato altri affiliati dei Laudani, anche di altri paesi: Giuseppe Parenti, Filippo Anastasi, Antonino Giamblanco, e Carmelo Pavone (l’Africano, capo del gruppo dei Laudani di Acireale). Non si palesano gli argomenti affrontati nel “rendez-vous” di mafia. Chissà se si è parlato dei dissidi interni al gruppo criminale paternese? Questo resta un mistero. Ma quello che fa pensare è che si possa discutere di assetti e di equilibri mafiosi all’interno di un carcere.

