PALERMO – Due conferenze stampa a distanza di 24 ore. Irrituale, per la verità. Come insolita è la divergenza di registro tanto marcata tra i due discorsi. Quello quasi funereo dell’assessore Alessandro Baccei, che ieri ha prospettato una situazione tragica, di paure incertezze sul futuro dei conti della Sicilia. E quello in positivo di Rosario Crocetta, che ha cercato di dispensare un po’ si speranza, mettendo al bando il pessimismo, in primis quello del suo assessore. Non solo. L’altra, più smaccata ed evidente differenza, sta nel ruolo assegnato a Roma nella narrazione dei due esponenti di governo. Per Baccei il governo nazionale è quello che ci deve tirare fuori dai guai, o saremo persi, ed è la Sicilia a doversi meritare il suo magnanimo aiuto facendo i compiti a casa. Per un insofferente Crocetta, invece, Roma “non può darci lezioni” e non può comportarsi come il debitore della parabola evangelica, che implora la remissione del suo debito al creditore e poi porta davanti al giudice senza pietà il suo debitore. È la “doppia morale” di cui il governatore ha accusato Renzi, che secondo Crocetta adotterebbe verso la Sicilia lo stesso trattamento che l’Ue riserva all’Italia.
Due linee, due narrazioni, due anime, insomma, e un solo governo. O forse due governi per una Regione sola, uno palermitano e uno romano. Che non si mettono d’accordo neanche sulle cifre. “Ho la sensazione che il governo della regione sul bilancio sia passato all’opposizione”, sintetizzava con una battuta su Twitter Antonello Cracolici del Pd. Resta da capire di quale dei due governi stesse parlando.

