CATANIA. “Non più il dire per il dire, ma il dire per il fare”. E’ l’auspicio del presidente della CRUI, Stefano Paleari, quest’oggi a Catania in occasione di un incontro interamente dedicato al tema delle Università italiane. Un momento per fare il punto, in cui il rettore dell’università di Bergamo ha delineato un quadro nitido dell’attuale situazione degli atenei, partendo da un’attenta diagnosi e finendo per illustrare possibili soluzioni. Un approccio costruttivo che risponda fattivamente alle reali problematiche è “l’unica via d’uscita – ha affermato – per arrestare la deriva dei tagli all’Università“. Ma a parlare di Università, Italia e Sud. Conoscenza, sviluppo e unità del Paese assieme al portavoce dei rettori delle università italiane c’era anche il magnifico rettore dell’ateneo catanese, Giacomo Pignataro a cui il collega Paleari rivolge i suoi apprezzamenti. “Nella visita che ho fatto oggi e ieri a Catania ho visto un ateneo molto attivo e in movimento. Sono fiducioso che l’azione messa in campo da Pignataro darà i giusti risultati a breve e medio termine. Ciò che non è ancora presente nelle statistiche, al contrario è ravvisabile nel cuore della gente”.
Un intervento durato quasi due ore quest’oggi nell’aula Magna del Palazzo dell’Università di fronte a numerosi ricercatori e docenti catanesi. Il presidente CRUI ha particolarmente insistito sulla necessità di una presa di coscienza del profondo cambiamento sociale cui assistiamo. Sottolineando come per le Università sia indispensabile adattarsi alla società alla quale appartengono. “ Al fine di partecipare – ha detto – alla nascita di una nuova università bisogna tenere in conto che il contesto sta cambiando profondamente, sul piano demografico con un’Europa sempre più vecchia, economico e sociale”. Nel suo intervento, fa poi presente il trend del sistema universitario a livello globale “Le nazioni in via di sviluppo, – ha spiegato – quali India, Cina, stanno sviluppando i loro sistemi universitari e i loro ranking secondo logiche di mercato. Mentre il modello universitario americano si trova a fare i conti con la sostenibilità. Poi c’è l’Europa che presenta il modello continentale e scozzese. In mezzo c’è l’Italia con sempre meno risorse. In Italia, investiamo un terzo di quello che si spende in Germania o in Francia, – ha affermato – e i risultati sono sotto gli occhi di tutti”. Paleari, non può non accennare alla questione della mobilità persa, ovvero il capitale umano che una volta emigrato all’estero non ritorna. “ La mobilità internazionale – ha evidenziato – è essenziale per la formazione di qualsiasi giovane studente. Ma il trend italiano in tal senso è impietoso. Continuando di questo passo, il Paese continuerà ad impoverirsi”: Analogamente, secondo Paleari, tutti i flussi di studenti oltre confine dovrebbero basarsi, “su di un processo di reciprocità, cosa che al momento avviene sempre meno”.
Ma nel sua articolata disamina Paleari, non ha rinunciato in più momenti ad un pizzico d’ironia, per “quando un giorno una studentessa straniera venne a salutarmi a fine dei suoi studi mi disse: I diritti sono sempre il risultato finale dell’esercizio dei doveri, quando sentì cosa mi aveva detto le avrei subito affidato il rettorato”. Ma al di là delle battute, Paleari sottolinea: “Occorre impiegare le risorse nella costruzione di un efficace diritto allo studio, a sostegno dei capaci e meritevoli – ha detto Paleari -, reclutare in maniera stabile giovani ricercatori che consentano di abbassare l’età media del corpo docente, semplificare le procedure amministrative delle università, che rivendicano una propria diversità di obiettivi e di status rispetto a tutte le altre pubbliche amministrazioni, introdurre meccanismi in grado di premiare i migliori senza penalizzare chi non riesce ad avere le stesse performance”.
Ma si concentra poi sull’importanza della ricerca, essendo quest’ultima alla base della crescita. “Tagliare nella ricerca – ha detto – è un delitto, noi dobbiamo investire di più solo se meglio. Abbiamo imparato in questi anni cosa vuol dire meglio e cosa vuol dire merito. La figura del ricercatore, inoltre, non deve mai essere un sotterfugio sul piano accademico, bensì una risorsa complementare ad un progetto che abbia un inizio ed una fine”. Ma il futuro è nelle mani dei decisori politici. “La decisione oggi spetta alla classe dirigente. L’Università italiana è un bene pubblico, e come tale ritengo vada difesa e sostenuta dal Governo come cosa che non è stata fatta negli ultimi anni. Dal canto nostro, noi rettori siamo dei rappresentanti legali e come tali dobbiamo sempre applicare la legge anche quando – conclude il presidente CRUI – non la condividiamo”.

