Vaccini, il Covid e la disinformazione

Vaccini, l’eredità velenosa del Covid

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Chi paga il prezzo della disinformazione
LA BAMBINA MORTA A PALERMO
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4 min di lettura

A Palermo una bambina di quattro anni è morta di difterite, secondo quanto riporta la cronaca a oggi. Difterite: una parola che fino a pochi giorni fa la maggior parte degli italiani avrebbe associato solo ai vecchi manuali di medicina, non a un reparto di terapia intensiva del 2026. L’ultimo decesso per questa malattia nel nostro Paese risaliva al 1991.

Trentacinque anni di silenzio, di normalità, di bambini che crescevano senza nemmeno sapere che esistesse un pericolo del genere. Poi, in due giorni, quel silenzio si è spezzato in un ospedale, davanti a genitori che hanno visto la propria figlia spegnersi, mentre i medici tentavano l’impossibile.

La causa non sarebbe un batterio sfuggito al controllo della scienza, stando alle prime informazioni. I genitori della bambina non l’avrebbero vaccinata perché convinti che il vaccino trivalente avesse causato l’autismo di un cugino. Una convinzione che resiste, nata da uno studio ritirato quasi trent’anni fa per frode scientifica, smentito da decine di ricerche successive su milioni di bambini in tutto il mondo. Non un’opinione legittima tra tante: un errore fattuale che oggi avrebbe un nome, un volto, una data di nascita e una data di morte troppo vicine tra loro.

L’eredità velenosa della pandemia

Quello che sarebbe successo a Palermo non nasce dal nulla. Ha una storia recente, ed è la storia degli anni del Covid. Durante la pandemia una parte della popolazione, spaventata e disorientata, ha trovato nei social network un ecosistema perfetto per la disinformazione sanitaria: gruppi chiusi, algoritmi che premiano il contenuto più allarmante, “esperti” improvvisati che parlavano con la sicurezza di chi non deve rispondere a nessuno.

Il rifiuto del vaccino anti-Covid, in molti casi, non è rimasto un episodio isolato: si è trasformato in una vera e propria identità, in una diffidenza strutturale verso ogni immunizzazione, compresa quella, di gran lunga più datata e sperimentata, contro difterite, tetano e pertosse.

È qui che si misura il vero danno lasciato dal Covid: non solo i morti della pandemia, ma la crepa di fiducia che si è aperta tra una parte dei cittadini e la scienza medica, una crepa che oggi si allarga fino a malattie che l’umanità aveva imparato a debellare da generazioni.

Un bambino non vaccinato rischia, ma tutti…

Un bambino non vaccinato oggi non rischia solo per sé: rischia per i fratelli, per i compagni di classe, per chi non può vaccinarsi per motivi medici e sopravvive solo grazie all’immunità di gregge.

Ed è legittimo chiedersi perché, di fronte a un fenomeno che produce vittime reali, le istituzioni europee non abbiano fatto di più per arginare la circolazione di queste falsità. In Italia come nella maggior parte dei Paesi europei, i contenuti che negano l’evidenza scientifica sui vaccini continuano a circolare pressoché senza conseguenze sulle principali piattaforme social, protetti da normative sulla libertà di espressione che raramente distinguono tra un’opinione e una disinformazione capace di uccidere un bambino. Le campagne di comunicazione pubblica, per quanto esistano, restano spesso timide, sottofinanziate, incapaci di competere con la viralità di un video allarmistico.

Il paradosso degli Usa

Il paradosso più amaro arriva dagli Stati Uniti, dove oggi il ministro della Salute è Robert F. Kennedy Jr., una figura che per decenni è stata tra i volti più noti del movimento no-vax internazionale, sostenendo tesi prive di fondamento scientifico sui presunti legami tra vaccini e autismo. Vedere una persona con questo passato alla guida del dicastero che dovrebbe proteggere la salute pubblica di un intero Paese non è un dettaglio politico tra tanti: è un segnale che normalizza, agli occhi di milioni di persone, l’idea che il dubbio sistematico sui vaccini sia un’opinione come un’altra, legittima quanto quella della comunità scientifica mondiale.

Il prezzo si paga sempre allo stesso modo. Ma le conseguenze di questa normalizzazione non ricadono sui ministri, sugli influencer, sui gestori delle piattaforme. Ricadono sui bambini. Ricadono su un sistema sanitario che ha dovuto mobilitare cardiochirurgia e terapia intensiva per una malattia che un vaccino da pochi euro avrebbe potuto prevenire con quasi assoluta certezza.

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La storia della medicina è piena di malattie sconfitte non per miracolo, ma per fatica collettiva: campagne vaccinali, fiducia nella scienza, senso di responsabilità verso gli altri. Quella fiducia, oggi, non può più essere data per scontata. Va difesa, giorno per giorno, con più informazione, più trasparenza e — probabilmente — meno tolleranza istituzionale verso chi diffonde falsità che si trasformano, puntualmente, in lapidi.

L’autore è responsabile Sanità della Cgil, già commissario Covid a Palermo


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