L’Italia ha una lunga tradizione di frammentazione politica con la nascita frequente di nuovi partiti e movimenti, indipendentemente dalla legge elettorale o dalla soglia di sbarramento in vigore.
L’ultimo caso in ordine di tempo è rappresentato dal generale Roberto Vannacci che ha lasciato la Lega per fondare Futuro Nazionale. La mossa non è solo un’operazione personale, Vannacci dà voce alla pancia più profonda del Paese legata a un nazionalismo marcato, all’affermazione di un’identità patriottica gridata e spesso escludente verso chi è percepito come diverso o estraneo.
Dopo il successo del libro “Il mondo al contrario” e le oltre 500 mila preferenze raccolte alle europee 2024 con la Lega Vannacci ha scelto l’autonomia motivandola con il rifiuto di “compromessi, inciuci e convenienze”. Il neonato movimento si presenta con una linea sovranista e nazionalista netta. Il simbolo richiama una fiamma tricolore su fondo blu e lo stesso Vannacci definisce la sua creatura come “l’unica destra autentica”, non moderata, con l’obiettivo di superare il 6% alle prossime politiche.
La nascita di Futuro Nazionale rischia di erodere consensi nell’area conservatrice. Le prime rilevazioni lo collocano intorno al 4-4,5% drenando voti soprattutto da Fratelli d’Italia e, in misura minore, dalla Lega. L’appeal maggiore si concentra sull’elettorato più radicale e deluso che magari giudica i partiti di maggioranza troppo accomodanti su immigrazione, sovranità nazionale e rapporto con l’Unione Europea. Da non sottovalutare il dissenso esplicito con le scelte del governo sulla guerra in Ucraina e nei rapporti con l’amministrazione Trump.
Il pericolo per la coalizione di centrodestra (Meloni-Salvini-Tajani) appare evidente, in particolare nelle regioni chiave dove percentuali modeste possono alterare equilibri elettorali. Ciò potrebbe alimentare tensioni interne, defezioni e un indebolimento complessivo del blocco di governo con un vantaggio indiretto per il centrosinistra.
Al momento, il fenomeno non sembra puramente mediatico, ma un dato reale che costringe il centrodestra a riflettere sulla propria identità. Radicalizzarsi ulteriormente o difendere la linea di governo attuale? Ecco la domanda. Il punto decisivo, comunque, resta la capacità di Futuro Nazionale di trasformare il consenso personale di Vannacci in una struttura territoriale solida e in voti strutturati.
Se il progetto si limiterà a una nicchia di protesta i ‘danni’ saranno contenuti. In caso contrario, un exploit potrebbe rendere la coalizione di riferimento più fragile.
Vannacci riapre così, in modo plateale, i giochi di posizionamento e di potere a destra con una linea intransigente e diretta. Per il centrodestra la sfida sarà preservare l’unità di fronte a un attore ambizioso che contende lo stesso bacino ideologico in un contesto di crescente polarizzazione. Nei prossimi mesi si capirà se si è trattato di una semplice perturbazione o di una vera tempesta.

