Vendesi carro funebre | Chi vuole comprarlo?

Vendesi carro funebre | Chi vuole comprarlo?

Vendesi

Antico, ma in perfette condizioni. In ottimo stato. Ha vissuto in garage e si è conservato benissimo. Insomma, un affare da non perdere.

 

PALERMO- “Vendo carro funebre per non utilizzo lo scambio alla pari vettura perfetta tenuta sempre in garage”. L’annuncio piomba al crocevia dei nostri scongiuri. Ed è tutto vero, basta leggere: “Subito” e rendersene conto. Non mancano le informazioni necessarie, per chi volesse acquistarlo e scorrazzare liberamente per la sua città. Prezzo. 3.000 € (chissà se trattabili), marca Fiat, immatricolato negli anni Sessanta.

Il prodotto arriva da Lascari e chi lo possiede, giura che si tratta di un affare. Già, ma chi lo possiede e chi lo vende? Tony Ventimiglia, nome evocativo per un meccanico, quale egli è, comprò il feticcio nero. E fu solo per passione. Se gli telefoni, specificando che sei un cronista incuriosito, il signor Ventimiglia accetta di buon grado e spiega con gradevolissima cortesia.

La prima domanda è d’obbligo, nel senso comune: scusi, lei fa il becchin… cioè l’imprenditore di pompe funebre? Tony replica: “No, sono meccanico”. Suona strano. Gli impresari dei funerali sono personaggi balzani e pittoreschi, con i piedi calati negli affari, nei soldi che non mancano – giacché la gente si ostina a morire, l’attività non conosce ombra di crisi – mentre la testa vaga per galassie collaterali, drappeggiate a lutto. E, tra di loro, ce ne sono di leggendari.

C’è chi confina con la malavita, magari passa il confine e viene giustamente beccato. C’è chi ha le gigantografie di trapassati in ufficio. C’è chi stabilì al taccuino aperto: “Vede, caro dottore, in un certo senso io la morte la vivo”. E, a giudizio di chi scrive, raramente tale saggezza si trova condensata nelle acclamate perle degli intellettuali. Io la morte la vivo. Da scolpire e mettere in soggiorno. Non per malaugurio o per gufismo, come sosterrebbero i i dilettanti della vita che confondono la morte con le corna, i cornetti rossi e le toccatine nelle zone intime. Ma per ricordarci che morte e vita sono come i gemelli del gol, come Stanlio e Ollio, come Holly e Benij (per i più giovani, eppure non tanto giovani), come le porte girevoli, come quello che si vuole, purché si sappia.

E tuttavia il signor Ventimiglia non è becchin… cioè imprenditore. E’ un meccanico. Si aguzza la curiosità: come mai a Lascari, un uomo che si occupa di motori si invaghì del carro funebre? Niente niente che siamo davanti a uno di quei tipi indimenticabili? “Mi è piaciuto”, confessa il mitico signor Tony, persona – si comprende subito – con schietto senso dell’umorismo. Si, gli è piaciuto. Piacciono le rose, le donne, la maionese, le arancine, a diverse gradazioni di voluttà. E piace il carro funebre.

“Mi è piaciuto – ripete – che c’è di strano? Era nel magazzino di un signore anziano che lavorava nel ramo. L’ho preso e l’ho messo in garage. Ora mi manca lo spazio, perciò devo venderlo. Buonasera, scriva pure come mi chiamo, nessun problema”.

Buonasera, Tony. Ammetterà che ci troviamo al crocevia di tutti gli scongiuri, al cospetto di una storia che farà sobbalzare tanti, abituati a mettersi le mani in tasca quando passa il corteo del caro estinto. O forse no. Forse è intelligente tenere il carro in garage, con la moto e l’utilitaria. Dicono che la morte non arrivi mai facile, se si sente attesa, se riconosce le sue tracce. Dicono, lo diciamo, per speranza e scongiuro.
Perciò, non c’è scaramanzia migliore del suo simbolo più comune parcheggiato sotto casa. Si vende “per non utilizzo”. Appunto. Facendo corna.

 

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