Firenze, la figlia di Riina e il genero "devono essere arrestati"

La figlia di Riina e il genero “devono essere arrestati” per estorsione

Il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso della Procura

PALERMO – Il tribunale del Riesame accoglie ilo ricorso della Procura di Firenze. Maria Concetta Riina, la figlia del capo dei capi, e il marito Antonino Ciavarello devono essere arrestati. Il provvedimento non è esecutivo per lo scontato ricorso della difesa in Cassazione. Solo dopo che si pronunceranno i supremi giudici potrà diventare definitivo.

Entrambi sono indagati in concorso per estorsione, tentata e consumata, aggravata dal metodo mafioso ai danni di due imprenditori toscani.

La Procura della Repubblica aveva appellato il provvedimento con cui il Gip aveva rigettato la richiesta di misura cautelare. Secondo il Riesame, sussistono gravi indizi di colpevolezza, il pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato.

I pm fiorentini, guidati dal procuratore Filippo Spiezia, e i carabinieri del Ros avrebbero ricostruito quelle che vengono definite “pressanti, ossessive, minacciose richieste di denaro ai due imprenditori”. Le minacce, proseguono gli investigatori, “hanno sortito l’effetto voluto tanto da costringere
uno dei due imprenditori a consegnare all’indagata anche una somma di denaro.

Nel febbraio 2024 marzo Ciavarello fu arrestato a Malta dove lavorava come autista in una società di costruzioni. Viveva a Mosta, una delle maggiori città al centro dell’isola.

Nei suoi confronti era stato emesso un mandato di cattura europeo in relazione a due diverse sentenze per truffa. Una lo aveva condannato a due anni di carcere e al pagamento di una multa di 100 mila euro nel periodo in cui aveva vissuto a Brindisi, in Puglia.

Maria Concetta Riina è la maggiore dei quattro figli del boss morto nel 2017. Ha posato Ciavarello che aveva costituito una società con sede virtuale a Londra che si occupava, soprattutto in rete, di vendita di vini con il marchio Riina, una lotteria on line, l’assistenza a coppie interessate a “divorzi lampo”.

Ora i nuovi guai giudiziari legati a duna vicenda della scorsa estate. “Antonino Ciavarello era ristretto presso un penitenziario (faceva anche lo sciopero della fame ndr) e, nonostante ciò – scrivono i magistrati di Firenze – riusciva a inviare con un telefonino messaggi alla moglie e a una delle persone offese”.


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