L’intossicazione da botulino è una rara ma grave patologia causata da una tossina prodotta dal batterio Clostridium botulinum. Si tratta di una delle sostanze più potenti conosciute in natura: basta una quantità infinitesimale per provocare danni severi al sistema nervoso, fino alla paralisi muscolare.
Il botulino si sviluppa in assenza di ossigeno e può contaminare alimenti conservati in modo non corretto, soprattutto cibi in scatola o sottovuoto preparati artigianalmente, ma anche prodotti industriali se le procedure di sicurezza vengono compromesse.
Quali sono i cibi più a rischio
Gli alimenti maggiormente legati ai casi di botulismo sono spesso vegetali conservati in modo scorretto, come peperoni, pomodori e funghi, riposti in barattoli di vetro senza un’adeguata sterilizzazione o senza la necessaria acidificazione.
Anche le preparazioni sott’olio, ad esempio melanzane, zucchine, aglio o erbe aromatiche, possono rappresentare un rischio se non trattate correttamente.
Vanno considerati sempre potenzialmente pericolosi tutti i vegetali o le spezie sott’olio, le verdure non acide conservate in olio o in acqua, le zuppe e i minestroni lasciati a temperatura ambiente o refrigerati in maniera non appropriata, così come le conserve di origine etnica e i prodotti confezionati sottovuoto in ambito domestico.

Intossicazione da botulino, sintomi
I sintomi compaiono solitamente tra le 12 e le 36 ore dall’ingestione e iniziano in maniera subdola. Visione doppia, difficoltà a parlare e a deglutire, secchezza della bocca e sensazione di debolezza diffusa sono i primi campanelli d’allarme.
Con il progredire dell’intossicazione, la tossina blocca la trasmissione degli impulsi nervosi ai muscoli, causando una paralisi che può estendersi dal volto fino agli arti e ai muscoli respiratori. Il rischio maggiore è l’insufficienza respiratoria, che può risultare fatale se non si interviene tempestivamente.
Riconoscere il botulismo non è semplice perché i sintomi possono essere confusi con altre patologie neurologiche. Tuttavia, la rapida comparsa di disturbi visivi e difficoltà motorie in più parti del corpo, soprattutto in seguito al consumo di alimenti sospetti, richiede un’immediata valutazione medica.
Gli esami diagnostici includono test di laboratorio sul sangue, sulle feci e sugli alimenti consumati, per individuare la presenza della tossina.
L’antitossina botulinica da somministrare per tempo
Il trattamento del botulismo è un’emergenza assoluta. Il primo passo è il ricovero ospedaliero, spesso in terapia intensiva, per monitorare la funzione respiratoria e intervenire, se necessario, con ventilazione assistita.
L’antidoto salvavita è l’antitossina botulinica, somministrata il prima possibile per neutralizzare la tossina ancora in circolo e impedire che provochi ulteriori danni.
Tuttavia, l’antitossina non può invertire la paralisi già instaurata: il recupero dipende dalla rigenerazione delle terminazioni nervose, un processo che può richiedere settimane o mesi.

Botulino, la rapidità nel riconoscere i sintomi può fare la differenza
La prevenzione resta l’arma più efficace. Evitare la conservazione casalinga di alimenti a rischio senza seguire scrupolosamente le norme igieniche, controllare le confezioni industriali e scartare qualsiasi prodotto con rigonfiamenti, odori anomali o segni di deterioramento è fondamentale per ridurre al minimo il pericolo.
Nel caso del botulino, la rapidità nel riconoscere i sintomi e nel ricevere cure può fare la differenza tra la vita e la morte.
Tre morti tra Sardegna e Calabria
In questi giorni l’Italia sta facendo i conti con il botulismo, dopo due episodi che hanno scosso l’opinione pubblica. In Calabria due persone hanno perso la vita in seguito al consumo di un panino con broccoli e salsiccia acquistato in un food truck.
Nello stesso episodio, almeno altre sedici persone sono rimaste intossicate e quattordici sono ricoverate in ospedale.
Un caso analogo si è verificato in Sardegna, durante una sagra di paese, dove otto partecipanti hanno manifestato gravi sintomi dopo aver consumato cibi contaminati. Tra loro, un bambino è stato ricoverato in terapia intensiva, mentre una donna non ce l’ha fatta.
In questa circostanza, l’attenzione degli inquirenti si è concentrata su una salsa guacamole che si sospetta fosse contaminata dalla tossina botulinica.
Due vicende che riportano in primo piano la pericolosità di questa intossicazione e l’urgenza di adottare tutte le precauzioni necessarie per prevenire il rischio.
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