Sarà capitato anche a voi di incrociare la nuova specie di automobilista-motociclista e (perfino) ciclista al culmine dell’imprudenza. Quelli che non si ‘limitano’ a telefonare – azione deprecabilissima di per sé – mentre sono alla guida, con una mano sul volante e l’altra all’orecchio.
No, ci sono pure quelli che mandano whatsapp. Operazione fisicamente impossibile, nella circostanza presa in esame. Eppure, simili sciagurati la compiono perfino con un’aria di innocenza. E se glielo fai notare, con un gesto o con una clacsonata, sorridono quasi per dire: picchì chi è? Altri si incavolano e ti mandano direttamente a quel paese.
E’ vero che – secondo un famoso detto – nessuno sta a Palermo, perché tutti vivono a casa loro. Vale anche per l’abitacolo di una macchina o per la sella di una moto-bici. Spazio privato e inviolabile in cui si considerano lecite le stesse nefandezze da rimproverare agli altri.
Tuttavia, la sociologia si ferma qui, per lasciare spazio al dramma. Gli incidenti e le tragedie correlate sono una questione terribilmente dolorosa e seria.
Non entriamo nello specifico dei casi di cronaca: saranno le indagini a stabilire le singole dinamiche. Però, il numero di croci sulle strade ci dice che qualcosa non va nei comportamenti generali.
Ora, se fra coloro che leggono, ci sei pure tu che telefoni o mandi wa da un volante, convincitene: non c’è niente da sorridere.
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